EDITORIALE
“Summer Of The Diabolical Holocaust”

IN PRIMO PIANO

Con l’arrivo di agosto, lo staff di Hypnos Webzine si prende qualche settimana di riposo in modo da ricaricare le pile e tornare più pronto che mai a settembre. Per questo motivo avvisiamo che eventuali richieste di recensione da parte di band e label potrebbero non ricevere una risposta immediata. Tuttavia, Hypnos Webzine non chiude completamente i battenti, ma presenterà un nuovo “speciale” incentrato sulla discografia di una delle più particolari e camaleontiche band della scena attuale. Chi sono? Mercoledì lo scoprirete. Continua a leggere

THERION
“Vovin”

Come avevo già detto nell’introduzione della recensione di “Theli”, “Vovin” può essere visto come una sorta di punto di arrivo della progressione artistica dei Therion. Per quanto i nostri non abbiano mai sbagliato veramente un disco, non nascondo che tutto quello che è uscito da “Deggial” in avanti, non fa altro che girare intorno alla triade “Lepaca Kliffoth”“Theli”“Vovin”, tirando fuori cose più o meno riuscite. Ma il nucleo centrale del sound dei Therion è praticamente qui. Stravolta ancora una volta la formazione con l’inserimento dei misconosciuti Tommy Eriksson alla chitarra e del batterista Wolf Simon, facendosi poi aiutare in fase di registrazione e di mixaggio da Siggi Bemm, e da Jan Kazda per la conduzione di cori e orchestra, come su “Theli” Johsson si circonda di ospiti importanti, iniziando dalle due magnifiche voci femminili di Sarah Jezebel Deva, storica presenza nei Cradle Of Filth, e di Martina Hornbacher, all’epoca appena uscita allo scoperto con l’interessante “Komodia”, debutto dei Dreams Of Sanity. A queste si affiancano poi altre tre guest di rilievo come Waldermar Sorychta per alcune parte di chitarra, Ralph Scheepers alla voce su “The Wild Hunt” e Lorentz Aspen dei norvegesi Theater Of Tragedy, presente all’organo Hammond sulla suite “The Draconian Trilogy”. Ovviamente, è presente anche una orchestra vera e propria, la The Indigo Orchestra, nonché un nutrito stuolo di cantanti lirici. Continua a leggere

THERION
“A’arab Zaraq – Lucid Dreaming”

Dopo l’exploit arrivato con “Theli”, ricordo bene come tutti fossimo in trepidazione per una nuova uscita della band svedese. E ricordo perciò come fosse stato ieri la esaltazione adolescenziale che mi prese quando scovai “A’arab Zaraq – Lucid Dreaming”. Fomento che però, a dirla tutta, si sgonfiò quasi subito quando mi resi conto che questo lavoro non era propriamente il tanto atteso successore di “Theli”, bensì una celebrazione dei dieci anni di attività della band in cui accanto a solo due brani provenienti dalle session di “Theli”, “Into Remembrance” e “Black Fairy”, e pubblicati fino ad allora nella versione giapponese del disco, trovavano spazio tutta una serie di cover, oltre che una serie di brani strumentali originariamente scritti da Johnsson per un film mai pubblicato e chiamato “The Golden Embrace”. A parecchi anni di distanza dalla prima delusione giovanile (lo ascoltai davvero poche volte in quel periodo), l’ho un po’ rivalutato, anche se rimane un disco decisamente poco interessante all’interno della discografia degli svedesi. Continua a leggere

THERION
“Theli”

Difficile dire se sia il qui presente “Theli”, o il seguente “Vovin”, a meritarsi la palma del miglior full length della carriera dei Therion. Personalmente, vi posso dire che il cuore mi dice “Theli”, essendo questo il primo lavoro ascoltato della band svedese, mentre la testa propende maggiormente per “Vovin”, a causa di quell’atmosfera più malinconica e riflessiva che ben si adattava all’idea musicale dei Therion. Comunque sia, riprendendo il filo della storia, i Therion riscossero un gran successo con “Beauty In Black”, cosa che permisi loro di poter avere anche un maggiore budget per la registrazione del nuovo disco, potendo così arruolare tutta una serie di cantanti lirici, per non parlare della presenza alle vocal di Dan Swano, permettendosi anche di avvalersi per la prima volta di una vera e propria orchestra, la The Bambek Symphony Orchestra. Continua a leggere

THERION
“Lepaca Kliffoth”

Nonostante i buonissimi riscontri che accompagnarono l’uscita di “Symphony Masses: Ho Drakon Ho Mega”, i problemi economici sorti con il relativo tour di supporto comportano una nuova instabilità all’interno della line-up dei Therion, con Johansson che decise di concentrare ulteriormente su di sé il peso della band, mantenendo il fido Wawrzeniuk dietro le pelli e chiamando in squadra Fredrik Isaksson direttamente dagli Excruciate. A ciò si affiancò un altro evento degno di menzione, ossia il passaggio alla Nuclear Blast vista la difficoltà gestionale in cui versava la Megaforce Records, cosa che porterà la band a compiere quel famoso salto di popolarità che ancora gli era stato negato. Continua a leggere

THERION
“Symphony Masses: Ho Drakon Ho Megas”

Poco dopo l’uscita di “Beyond Sanctorum”, i Therion subiscono una importante rivoluzione a livello di line-up. Infatti, per motivi di salute Peter Hansson è costretto a lasciare il gruppo, seguito poco tempo dopo da Oskar Forss. Per far fronte ad un tour lungo l’Europa centrale, Christofer Johnsson recluta alla batteria il mitico Piotr Wawrzeniuk, già nel suo side project Carbonized, ed due amici di vecchia data, quali Andreas Wahl al basso e Magnus Barthelsson alla seconda chitarra. Con tale formazione, i Therion registrano quello che è unanimemente ritenuto il punto cardine della loro discografia, ossia “Symphony Masses: Ho Drakon Ho Megas”. Infatti, da questo lavoro in poi il sound della band svedese si avvia lungo il sentiero del Symphonic Metal, culminando nei due capolavori assoluti “Theli” e “Vovin”. Inoltre, anche i testi iniziano ad incentrarsi su tematiche esoteriche, dedicando persino il titolo del disco all’ordine magico del Dragon Rouge, di cui Johnsson era membro attivo. Continua a leggere

THERION
“Beyond Sanctorum”

Nonostante i buoni riscontri avuti da “Of Darkness….”, i rapporti tra la Deaf Records e i Therion non furono poi molto positivi. Perciò, dato che il contratto era per un solo album, la band decise di cambiar aria e dopo pochi mesi si accasò presso la Active Records, label che in quel momento aveva sotto contratto tutti i più importanti gruppi Metal svedesi, quali Candlemass, Hexenhaus o Mezzrow. Assimilata anche la defezione del bassista Gustafsson, deciso a spostarsi negli Stati Uniti, la band rimase un trio, con Johnsson e Hansson a dividersi le parti di basso. Inoltre, cosa strana per il tempo, decisero di non recarsi come tutti ai Sunlight Studio, bensì agli sconosciuti Montezuma Studios, dove Johnsson e Hansson poterono seguire in prima persona la produzione del disco. Continua a leggere

THERION
“Of Darkness….”

Considerati unanimemente un sinonimo di trasformismo musicale ed evoluzione stilistica, i Therion han saputo nel corso della loro carriera incubare il demone Death Metal che stava scuotendo alle fondamenta la gioventù svedese per accostarlo a mondi ben più diversi, quali la classica e l’opera. In questo speciale estivo di Hypnos Webzine cercheremo di esplorare la prima parte della carriera del gruppo, partendo dal primo full length “Of Darkness….”, album ritenuto forse non a torto un’opera minore sia all’interno della discografia della band del chitarrista Christoffer Johnsson che tra i dischi usciti in Svezia nel periodo d’oro del Death Metal. Continua a leggere

ARTICHOKES
“A Wish Is…”

Chissà quale particolare motivo avrà portato questo trio proveniente da Imperia a scegliere come nome della propria band Artichokes, che per chi non masticasse molto l’inglese significa “carciofo”. Essendo romano di nascita, e pontino per adozione, la terra dei carciofi per eccellenza, non potevo non rimanere incuriosito da un gruppo che adottasse tale nome, perciò ho accettato di andare a recensire questo loro debutto “A Wish Is…”. Registrato presso gli “A Secret Underground Lab” di Imperia grazie all’aiuto di Francesco Genduso, gli Artichokes si affacciano sulla scena underground italiana proponendo una loro particolare versione di Post-Rock strumentale, accoppiato ad una vena Alternative Rock, distillata dai sempreverdi Verdena, chiamati direttamente in causa col loro “Solo Un Grande Sasso” e il meraviglioso “Requiem”. Continua a leggere

ETHEREAL RIFFIAN
“I AM. Deathless”

Dopo i desolanti paesaggi visitati con l’ottimo “Black Snow Desert” dei Nonsun, l’Ucraina ci regala un altro trip di totale psichedelia con questo quartetto chiamato Ethereal Riffian. Formatisi ormai sei anni fa, il gruppo capitanato dal cantante e chitarrista Val “Stonezilla” Korniev, ha già alle spalle una nutrita discografia, che presenta già ben due full-lenght, “Shaman’s Visions” del 2011 ed “Aeonian” risalente al 2014, due EP, tra cui il qui presente “I AM. Deathless” e addirittura un live album autoprodotto, “Youniversal Voice”. Semplicemente osservando le coloratissime cover dei loro lavori, possiamo già prevedere quanto il combo ucraino sia totalmente imbevuto di misticismo indiano. Continua a leggere

LIVE REPORT – SONISPHERE 2016
Ippodromo delle Capannelle (Roma) (24/07/2016)

PREMESSA

C’era molta attesa e tanta curiosità per questa nuova calata dei Maiden in quel di Roma, a cui poi è stato costruito attorno il Sonisphere di quest’anno con l’aggiunta di nomi importanti quali Sabaton, Saxon ed Anthrax. L’uscita di “The Book Of Souls” è stato oggetto di numerose discussioni la scorsa estate, nonchè c’era anche la speranza che il nostro Bruce fosse perfettamente ristabilito dopo l’annus horribilis che aveva vissuto per la sua inaspettata malattia. Per questi motivi, all’annuncio della presenza degli Iron Maiden al Rock In Roma non ho saputo dire di no, ed insieme a quattro amici ho prontamente acquistato il biglietto. Difficilmente qui su Hypnos Webzine diamo risalto alle uscite discografiche di gruppi importanti quali i Maiden, però due parole su “The Book Of Souls” vorrei spenderle. Premetto, che dalla reunion con Bruce, ho seguito con molta attenzione le varie mosse della band, ritenendo che, sempre a mio personalissimo avviso, eccetto un “Dance Of Death” non pienamente riuscito, sono sempre riusciti a mantenersi su dei livelli quantomeno accettabili, tirando fuori anche un quasi capolavoro come “A Matter Of Life & Death”. Quindi, potete ben capire, che alle prime reazione strapositive apparse sul web all’ascolto di questo doppio album, non ho potuto fare a meno di buttarmi a scatola chiusa sull’acquisto della versione digibook. Tuttavia, nonostante abbia ascoltato il disco con buona costanza per parecchi mesi, continuo a non esserne pienamente convinto, trovando diversi brani dei filler francamente evitabili, e che forse il buon Bruce avrebbe avuto bisogno di un po’ di tempo in più per rimettersi in forma con la voce. Diventa quindi evidente come questo concerto risultasse anche un modo per chiarirmi maggiormente le idee anche sull’effettiva qualità del disco. Comunque sia, basta chiacchiere e veniamo al concerto. Continua a leggere

PSYCHO SCREAM
“Gnosis”

Sfuggenti. Questo è il primo aggettivo che mi è venuto in mente, quando ho ascoltato per la prima volta questo “Gnosis”, debutto di questo quintetto emiliano chiamato Psycho Scream. Infatti, il chitarrista Pato ed i suoi compagni riescono a produrre un lavoro che, pur non mostrando sostanziali formule innovative a livello di songwriting, mescolano talmente tanto le carte in gioco da risultare difficilmente inquadrabili in una semplice etichettatura di genere. Sebbene il grosso della loro musica derivi da una matrice Thrash Death di tipo svedese, gli Psycho Scream non rinunciano ad uno suono sporco e grezzo, che talvolta lambisce anche i confini del Black Metal, che mette in risalto una attitudine spaccona, per non dire quasi Hardcore, in netto contrasto però con delle velleità pseudo-progressive, risultanti in brani dalla struttura non proprio lineare. Continua a leggere

MUSTAN KUUN LAPSET
“Kuolemanvirta”

Chi di voi avrà letto la mia lunga disquisizione sulla discografia degli Azaghal pubblicata la scorsa estate, si ricorderà del mio particolare apprezzamento per lo split che la band finladese capitanata da Narqath aveva fatto con i conterranei Mustan Kuun Lapset. L’acquisto di tale split mi aveva poi portato anche ad acquistare a scatola chiusa alcuni dei primi lavori di questi ultimi, incuriosito dal loro particolare Black Metal a forti tinte melodiche. Ammetto che poi ho un po’ perso di vista il combo di Hollola, ma la richiesta da parte della Inverse Music di recensire questo singolo digitale che sancisce il loro come-back, dopo sette anni dallo loro scioglimento. A guidare la band è sempre presente il mastermind Pete Lehtinen, coadiuvato alle pelli dal fido batterista Mikko Hautala , e che vede reclutati due nuovi membri nelle figure di Ville Pelkonen al basso e Heikki Piipari alla seconda chitarra. Continua a leggere

TOSKA
“Toska”

Chi lo dice che l’abito non fa’ il monaco? O meglio, chi lo dice che è una splendida cover non nasconda al suo interno musica interessante? Certo, ci sono sempre le classiche eccezioni, ma nel caso di questi misteriosi islandesi chiamati Toska, la bella copertina frostbitten ha mantenuto sin da subito le promesse, facendo da ottimo preludio ad un Black Metal dotato di forti contrasti sonori. Infatti, i misteriosi islandesi, pur partendo da un chitarrismo esasperato figlio sia dei primi Isvind, ma citerei anche gli Abigor, a cui aggiungono alcune scelte stilistiche che non oserei a definire tamarre, ma che nel contesto di questo debutto funzionano perfettamente. Continua a leggere

CHELIDON FRAME
“Imago”

A poco più di un anno di distanza dalla recensione fatta per il suo bel debutto “Framework”, il progetto Ambient Chelidon Frame portato avanti dal poliedrico musicista italiano Alessio Premoli ritorna sulle nostre pagine con questo nuovo album intitolato “Imago”. Se il precedente era una specie di antologia con vari brani composti in un lungo periodo di tempo e pubblicati sotto svariate forme, “Imago” è invece un lavoro in cui trovano posto soltanto brani inediti grazie ai quali Premoli cerca di riversare in note la disperazione e le difficoltà del mondo moderno. Come per “Framework”, anche questo non è un disco facile, dal momento che musicalmente si spazia senza logica di sorta tra tipiche partiture Dark Ambient (“Mikveh”, dotata anche di uno scheletrico pattern percussivo, o “Phase 0: Explorer”), sinistri rumori dai vaghi toni industriali (“Adache” o “On This Horrible Machine”) e sprazzi di delicata malinconia (vedi “Phase 1: Peak XV”), che accerchiano senza possibilità di fuga il povero ascoltatore. Continua a leggere

Live Report – BLACK MOUNTAIN & SOVIET SOVIET
Villa Ada (Roma)
04/07/2016

A distanza di alcuni mesi dal concerto degli Amorphis all’Orion, torno ad assistere ad un evento live, questa volta nella splendida e fresca cornice di Villa Ada. Ad esibirsi in questo contesto estivo ci sono i canadesi Black Mountain, con l’inattesa ma gradita presenza del gruppo Post-Punk pesarese Soviet Soviet come supporting act. Fortunatamente, l’organizzazione, tenendo presente che era un lunedì sera, ha scelto un ottimo orario per il concerto, le 21.30, permettendomi di arrivare con tutta calma dandomi così la possibilità di poter ascoltare anche i Soviet Soviet. Continua a leggere

SOJOURNER
“Empires Of Ash”

A quasi un mese dal primo ascolto, finalmente mi sono deciso a parlarvi di questo “Empires Of Ash”, il debutto sulla lunga distanza dei Sojourner, un act sui generis che vede tra le proprie fila quattro musicisti provenienti da Spagna, Inghilterra e Nuova Zelanda. Al contrario di quanto potreste pensare, la mia remora a scriverne non è da attribuirsi all’inconsistenza del lavoro ma nasce dal fatto che fin da subito mi sono reso conto di trovarmi di fronte ad un mezzo capolavoro, e proprio da qui nasce il mio cruccio: “Empires Of Ash” è “solo” un ottimo album o qualcosa di più? Per cercare di capirlo forse è però utile fare un passo indietro e prenderla un po’ larga, iniziando col dire che i Sojourner propongono un Black a tinte Epic corredato da qualche spunto Folk e da aperture al limite del sinfonico. Continua a leggere

NEOHERESY
“Potop”

Quando ho scelto di recensire questo disco del progetto polacco Neoheresy, non avevo minimamente idea che dietro a tutto ci fosse F degli Hellveto e che questa one man band ne fosse la diretta prosecuzione. Nel 2014, F. ha infatti deciso di mettere la parola fine al suo storico progetto principale per dare vita a questa nuova creatura chiamata per l’appunto Neoheresy, monicker tra l’altro preso dall’omonimo full-lenght degli Hellveto del 2008, in maniera da poter essere più libero di sviluppare nuovi percorsi musicali meno legati al suo passato Black Metal. “Potop” è il terzo full-lenght in tre anni di questa incarnazione del polistrumentista polacco e mostra un suono che, pur lambendo in diversi momenti il tipico Black Metal di stampo epico di scuola Graveland, e mantenendo comunque sempre delle atmosfere in bilico tra l’epico ed il marziale, cerca una particolare commistione tra richiami sinfonici, Folk tradizionale e particolari agganci alla Dark Wave tramite l’utilizzo della clean guitar ultra-effettata. Continua a leggere