ASHBRINGER
“Yūgen”

L’anno scorso, proprio in questo periodo, avevo lasciato il progetto Ashbringer alle prese con il non certo facile compito di bissare l’ottima prestazione fornita con il full length di debutto “Vacant”, un lavoro già di per se molto valido che mi faceva ben sperare per il futuro. Anche se sono passati soltanto pochi mesi da quel momento, in questo breve lasso di tempo è avvenuta una rivoluzione, tanto inattesa quanto radicale, che da puro e semplice solo project ha fatto diventare Ashbringer un gruppo a tutti gli effetti, questo grazie all’ingresso in formazione di altri quattro elementi, che sono andati ad affiancare il mastermind Nick Stanger, che ora si occupa solo di chitarra e voce. La curiosità che già di per se avrei nutrito nei confronti di questa seconda fatica della band americana è diventata quindi ancor più forte e ad essa si è inevitabilmente contrapposto il timore che questa drastica scelta avesse, non dico stravolto, ma quantomeno cambiato il perfetto equilibrio che regnava nel debutto. Continua a leggere

EVERGREEN REFUGE
“Fungal”

Un anno fa, più o meno proprio di questi tempi, mi sono imbattuto nel solo project Evergreen Refuge, una one man band americana che nel giro di poco tempo aveva rilasciato ben sei lavori che delineavano un progressivo ed inesorabile passaggio da sonorità Atmospheric Black Metal a composizioni prettamente acustiche. Dopo una simile metamorfosi culminata con l’uscita dell’eccellente “Earthborn”, ero perciò davvero molto curioso di veder dove il mastermind Dylan Rupe sarebbe potuto andare a parare con la sua nuova fatica, questa volta “dedicata” ai funghi, organismi che il nostro “spera saranno in grado di distruggere i resti della nostra civiltà una volta che l’umanità si sarà inevitabilmente estinta”. Continua a leggere

DARKESTRAH
“Turan”

Inutile negarlo, i Darkestrah sono uno di quei gruppi che seguo sempre con un occhio di riguardo e che, sino ad ora, non ha mai tradito le mie aspettative. Certo, ad ogni nuova uscita ho sempre un briciolo di timore che la loro vena compositiva possa avere una fisiologica flessione ma, tutto sommato, la loro formula ormai collaudata, pur passata la sbornia dell’effetto sorpresa, sembra reggere bene il passar degli anni. Questa volta però la situazione si presentava più spinosa, perché i kirghizi dovevano far fronte all’abbandono di Kriegtalith, la storica vocalist e vera anima del gruppo assieme al batterista Asbath, sostituita per l’occasione dal per me sconosciuto Merkith. Se a questo aggiungete la curiosità di vedere se i nostri avessero ancor più accentuato la componente epica comparsa prepotentemente nel precedente “Manas”, allora capite bene che questo “Turan” aveva tutte le carte in regola per essere un netto punto di rottura rispetto al loro passato. Continua a leggere

SOUL DISSOLUTION
“Pale Distant Light”

Può un album esaltare ma al tempo stesso lasciarti con un lieve amaro in bocca? Per quanto possa sembrare paradossale, questa è stata l’impressione che ho avuto a mano a mano che mi addentravo nell’ascolto di “Pale Distant Light”, prima fatica sulla lunga distanza per i Soul Dissolution, duo belga attivo dal 2012 e con alle spalle un solo demo (“Cold Rays And Grey Waves”) e una militanza comune nei L’Hiver En Deuil, di cui tale combo doveva essere inizialmente solo un side project. Ma concentriamoci su questo “Pale Distant Light” e vediamo come mai non ha saputo conquistarmi in tutti i suoi aspetti, o meglio, come mai mi ha lasciato la sensazione di un album a cui manca ancora qualcosa per essere quasi perfetto. Forse una prima causa potrebbe essere attribuibile allo scomodo “paragone” che si portava dietro dall’infosheet, visto che si parlava di un gruppo che si ispirava, tra gli altri, agli Agalloch, circostanza che già aveva alzato la mia dose di aspettative. Continua a leggere

HIGH PRIEST OF SATURN
“Son Of Earth And Sky”

Anche se non mi posso certamente definire un fanatico del genere, di tanto in tanto non mi dispiace ascoltare qualcosa in bilico tra il Doom e lo Stoner o qualcosa che affonda le proprie radici nel suono dei gruppi più influenti sulla scena negli ’60 e ’70. Questa volta l’occasione mi si è presentata con questo “Son Of Earth And Sky”, secondo lavoro sulla lunga distanza dei norvegesi High Priest Of Saturn, un quartetto che avevo avuto modo di conoscere con l’omonimo debutto e che aveva saputo colpirmi fin da subito con le sue sonorità tanto canoniche quanto magnetiche. Nei cinque nuovi pezzi che propongono, i nostri evolvono in parte la propria proposta ed allo stesso tempo alzano ancor più il livello rispetto al precedente album, piazzando senza soluzione di continuità dei riffoni saturi e pesanti impreziositi di volta in volta da sapienti incursioni di Hammond e inaspettate aperture di chitarra dal sapore Psychedelic Rock. Continua a leggere

REGARDE LES HOMMES TOMBER
“Exile”

Prima di parlarvi dei Regarde Les Hommes Tomber, gruppo francese attivo dal 2011 e con già alle spalle un omonimo debutto sulla lunga distanza ed uno split, mi sento in dovere di aprire una piccola parentesi sul mio rapporto con il Post-Black Metal che, almeno stando alle tante richieste che ci arrivano, in questo periodo sembra andare per la maggiore. Se su queste pagine non se ne parla poi molto è sintomatico del fatto che, quantomeno da parte mia, sono fin troppo selettivo quando si tratta di questo sottogenere, al punto da avere con esso un complicato rapporto di amore ed odio. Se infatti a livello puramente strumentale riesco ad apprezzarlo abbastanza facilmente, l’aspetto che spesso e volentieri me lo fa detestare è il cantato, quasi sempre uno scream lamentoso e, in tutta onestà, veramente irritante. Continua a leggere

SARASTUS
“II – Toinen Tuleminen”

Anche se li avevo adocchiati sul finire dell’estate scorsa con il loro esordio assoluto “Demo I”, avevo deciso di non occuparmene subito ma di aspettare qualche mese ancora in modo da presentarvi i Sarastus in occasione dell’uscita del loro debutto sulla lunga distanza. Ora che “II – Toinen Tuleminen” è stato finalmente pubblicato, eccomi a introdurvi questo duo finlandese composto da Hukka alla voce e Vardøger agli strumenti che, mi viene da dire quasi ovviamente data la loro provenienza e se avete ormai imparato a conoscere i miei gusti, si cimentano nel più classico Black Metal di scuola finlandese, inflazionato solo per brevissimi tratti da elementi di stampo Bathory. Ecco, la recensione potrebbe anche terminare così, oppure potrei tranquillamente copiarvi quella che più o meno un anno fa ho scritto per “Devotion For The Devil” degli Aegrus, ironia della sorte anche loro un duo. Continua a leggere

WILDERNESSKING
“Mystical Future”

Sarà che questo genere è ormai invaso da orde di band fotocopia, sarà che questa abbondanza, forse complice l’elevato numero di richieste, è tale e tanta da avermelo reso quasi detestabile, fatto sta che ogni nuova richiesta Atmospheric/Post-Black che mi arriva tra le mani non mi suscita certo chissà che entusiasmo, anzi. Questo è stato anche l’iniziale spirito con cui mi sono approcciato al qui presente “Mystical Future” dei Wildernessking, quartetto sudafricano al secondo full length nell’arco di pochi anni pur potendo comunque contare su una militanza alle spalle un po’ più longeva con il monicker Heathens. Una volta messo il cd nello stereo il mio scetticismo si è però presto dissolto, perché se è vero che i nostri non reinventano il genere e, tutto sommato, non vanno troppo oltre i topos che ci si aspetta di trovare in release di questo tipo, d’altro canto dimostrano di avere una facilità di scrittura davvero molto convincente e una varietà compositiva piuttosto intrigante. Continua a leggere

VINTERBLOT
“Realms Of The Untold”

Se un nome come Vinterblot può di sicuro suggerire un’ascendenza Viking o quantomeno rimandare a delle sonorità riconducibili alla scena scandinava, assai meno prevedibile è sospettare come dietro a questo monicker si celi una realtà italiana, più precisamente un quintetto proveniente dalla provincia di Bari. Tralasciando sterili e inconcludenti dissertazioni su questa scelta, strana solo per chi pensa e vive col paraocchi, e lasciando parlare soltanto la musica, non si può certo negare che i nostri riescano a mettere a tacere ogni perplessità con il loro Death intriso di influssi Pagan e di qualche flebile reminiscenza Black. Bastano infatti già i primi istanti dell’opener “Evoked By Light” per essere catapultati ed imprigionati tra le pieghe di questo “Realms Of The Untold”, seconda prova sulla lunga distanza per i pugliesi dopo “Nether Collapse”. Continua a leggere

ABBATH
“Abbath”

Se si scrive Immortal ma si legge Abbath e Demonaz, non c’è da stupirsi che quando questo sodalizio artistico ha assunto nuove forme o è venuto meno, i progetti dei suoi interpreti siano stati paragonati a quanto fatto dagli stessi nella band madre. Tralasciando i Bömbers, puro divertissement in stile Möthorhead, è successo con gli I e con l’omonimo progetto di Demonaz ed ovviamente accade ora con l’uscita del debutto ” in solitaria” di Olve Eikemo, che in questa occasione s’è fatto aiutare dall’ex Gorgoroth King Ov Hell al basso e dal già defezionario Kevin Foley, alias Creature, alla batteria. Partiamo però dall’unico punto fisso nonché motore del progetto, quell’Abbath che in questo eponimo debutto riprende il discorso sviluppato dagli Immortal a partire da “At The Heart Of Winter”, lavoro che guarda caso segnava l’inizio della forzata assenza di Demonaz, ma che nel farlo sembra più accontentarsi di coglierne gli stereotipi che non l’essenza profonda. Continua a leggere

NEID
“Atomoxetine”

Dopo averli già ospitati qualche tempo fa con l’EP “Non Repetere Est Hereditas” e con lo split coi leggendari Agathocles, torna sulle nostre pagine virtuali il quintetto viterbese dei Neid, questa volta con il loro nuovo lavoro fresco fresco di pubblicazione. Anche se si tratta di un full length, questo “Atomoxetine”, in puro stile Grind, ci offre poco meno di venti minuti di musica, con tutti i pro ed i contro che una tale scelta può comportare. Per quel che mi riguarda, avrei apprezzato una durata maggiore, non fosse altro che per aver più materiale a disposizione per tracciare un’analisi un po’ più precisa dei Neid in versione 2016, ma d’altro canto non si può negare che è molto meglio un album corto e tirato piuttosto che un lavoro con qualche filler di troppo messo lì giusto per aumentare il minutaggio. E in effetti, andando a sentire le quattordici tracce proposte, questo deve essere stato anche il pensiero dei laziali, che non vanno tanto per il sottile e sfruttano al massimo questo poco tempo a disposizione piazzando una serie di bordate davvero niente male. Continua a leggere

CHIRAL
“Snow//Heritage”

Come già ci aveva anticipato in sede di intervista, Chiral non ha perso tempo ed è subito tornato a farsi sentire con il suo omonimo progetto. Dopo l’eccellente “Night Sky”, ero molto curioso di vedere dove sarebbe andato questa volta a parare l’eclettismo del musicista italiano, quanto mai incline nelle precedenti uscite a mutar anche radicalmente pelle al proprio sound, passando dal ruvido Black/Death degli esordi ad un più raffinato Atmospheric Black Metal di forte ascendenza Cascadian. Questa sua inclinazione al cambiamento viene confermata anche in questo “Snow//Heritage”, un EP di quattro tracce in cui il nostro abbandona in parte le atmosfere del precedente album per concentrarsi su di un approccio più orientato verso una dimensione Neofolk/acustica, pur non dimenticando, come vedremo, le sue radici. Continua a leggere

NACHTLIEDER
“The Female Of The Species”

Anche se quando ascolto un potenziale nuovo lavoro da recensire tento sempre di non farmi influenzare da titolo, artwork o monicker, nel caso del progetto Nachtlieder e di questo suo “The Female Of The Species”, di primo acchito ho temuto di trovarmi di fronte alla richiesta di un qualche band Symphonic Black o peggio ancora Gothic. Per mia fortuna, invece, una volta fatto partire l’album ho potuto constatare che così non era ed anzi, andando a cercare qualche info in più, è venuto fuori che la tipa in copertina non è la classica belloccia di turno messa li per attirare qualche attenzione in più ma Dagny Susanne, ovvero la sola mente dietro a questa one man band. Non che la cosa mi abbia impressionato particolarmente, d’altronde i gruppi Metal con elementi femminili non sono poi così rari neanche in ambito Black, penso ad esempio agli ottimi Darkened Nocturn Slaughtercult e Darkestrah, ma bisogna riconoscere che questa svedese sa il fatto suo e fa mangiare la polvere a parecchi colleghi, non soltanto in termini di songwriting ma anche di versatilità con gli strumenti, con la sola batteria affidata al session Martrum, già suo compagno d’armi ai tempi della loro militanza nei Wicked. Continua a leggere

MASTER
“An Epiphany Of Hate”

Anche se sono stati una tra le prime band a cui mi sono avvicinato dopo l’ascolto dei mostri sacri del Death e del Thrash, per chissà quale motivo i Master non sono mai diventati una di quelle realtà che ho continuato a seguire con molta costanza. Certo, con il passare del tempo e a causa del declino che spesso li ha accomunati, ho finito per prestare sempre meno attenzione anche a molti dei gruppi di cui sopra, ma il combo di Chicago, se escludo il rapido innamoramento per l’omonimo debutto ed “On The Seventh Day God Created… Master”, sono riuscito ad apprezzarlo solo a sprazzi, senza peraltro trovare mai un lavoro in grado di farmi cambiare l’opinione che su di esso mi ero fatto negli ultimi anni: una band che invecchiava senza infamia ne lode. Insomma, tutto questo per dire che essere capitato su un pezzo di questo loro nuovo “An Epiphany Of Hate” è stato poco più che un ascolto casuale che avrebbe potuto concludersi come era iniziato, ma che invece si è trasformato presto in qualcosa di molto coinvolgente. Continua a leggere

INTERVISTA TERRA DEEP – Matthew Edwards

Trattandosi di una delle migliori uscite dello scorso anno, per noi di Hypnos Webzine era veramente impossibile non approfondire di più la conoscenza del progetto Terra Deep e di “Part Of This World, Part Of Another”. Ecco quello che ci ha raccontato Matthew Edwards, il mastermind di questa interessantissima realtà. Continua a leggere

ANAMNESI
“Erimanto”

Per parlarvi di Anamnesi, one man band sarda creata da Emanuele Prandoni e giunta con questo “Erimanto” al terzo full length, penso sia prima utile aprire una breve parentesi che spero consentirà d’inquadrare al meglio la release in esame. Pur essendo tutt’altro che un fanatico dell’evoluzione ad ogni costo, anzi è più vero il contrario, il fatto che sempre più gruppi rilascino album fotocopia dovrebbe farvi capire come oramai già da molto tempo mi sia assuefatto all’idea che solo sporadicamente potrò incappare in qualche realtà che abbia qualche cosa da dire al di fuori del già ampiamente sentito, tanto che buona parte delle numerose richieste che ci arrivano le vedi subito che non potranno che essere derivative ed anonime. Continua a leggere

EXPERIOR OBSCURA
“Iter In Nebula”

Se in passato, specie in ambito Black Metal, era facile imbattersi in band che volevano rimanere nell’anonimato per alimentare un alone di mistero, complice l’avvento di internet da un bel po’ di anni a questa parte si è oramai affermata una tendenza radicalmente opposta, con una ricerca sempre più spasmodica di un briciolo di visibilità tramite i vari canali comunicativi che la rete ha messo a disposizione. Un simile preambolo serve per introdurre gli Experior Obscura, che rappresentano una parziale eccezione alla regola, ponendosi a metà strada tra questi due atteggiamenti: se infatti i nostri hanno una pagina su quasi tutti i social network a carattere musicale, d’altra parte in nessuna di queste potrete trovare informazioni che li riguardino. Continua a leggere