DARKTHRONE
“The Underground Resistance”

Giunti alla fine di questi nostri speciali dedicati alla lunga discografia dei Darkthrone, è tempo quindi di occuparci anche dell’ultimo lavoro sfornato dal duo norvegese, ed intitolato “The Underground Resistance”. Il sentore di una ulteriore variazione del sound è già evidente sin dalla copertina a sfondo epico-guerriero, ad opera di Jim Fitzpatrick, un artista irlandese noto per la sua lunga collaborazione con i Thin Lizzy e con altri artisti del suo paese. Infatti, Fenriz e socio decidono di abbandonare l’esplorazione più o meno casuale e caotica delle proprie passioni musicali di gioventù, per approdare in territori di puro ed incontaminato Heavy Metal. Continua a leggere

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“Circle The Wagons”

Se il concetto non fosse stato messo a sufficienza in chiaro con i precedenti “The Cult Is Alive”, “F.O.A.D.” e “Dark Thrones & Black Flags”, con questo “Circle The Wagons” il leggendario duo norvegese ribadisce una volta per tutte che i Darkthrone tirano dritti per la propria strada sbattendosene altamente delle tendenze, delle critiche e del loro (ingombrante) passato. Continua a leggere

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“Dark Thrones & Black Flags”

Puntuali come un orologio svizzero, i Darkthrone ritornano, ad un anno di distanza dal meraviglioso e dissacrante “F.O.A.D.”, con questo nuovo opus intitolato sarcasticamente “Dark Thrones & Black Flags”. Un titolo che gioca sia con il proprio nome che con quello dei Black Flags, storico gruppo Punk americano. Se rimaneva ancora qualcuno a nutrire qualche piccola speranza verso un possibile ritorno alle sound delle origini, Fenriz e Nocturno Culto mettono quindi subito le cose in chiaro sia dal titolo che dalla copertina, raffigurante nuovamente lo zombie punk di “F.O.A.D.”, quasi a voler dare un senso di continuità tra questo ed il precedente lavoro. Continua a leggere

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“F.O.A.D.”

Fuck Off And Die. Sono queste semplici parole a racchiudere l’essenza dei Darkthrone modello 2007. Una band sempre più svincolata da qualsiasi forma di compromesso o cedimento e ben decisa ad intrapendere una propria e personale strada, totalmente incurante del proprio glorioso passato musicale. Un modo di fare che come attitudine è Black Metal al cento per cento, ma che per molti continua a risultare indigesto, soprattutto a causa della cosidetta svolta “black’n’roll” avvenuta a partire dalla precedente release. Continua a leggere

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“The Cult Is Alive”

Come preannunciato nella precedente recensione dell’ EP “Too Old Is Too Cold”, “The Cult Is Alive” rappresenta per certi versi l’album della svolta per il duo norvegese. A partire da questo tredicesimo full length, Fenriz e compare mandano infatti tutti direttamente a quel paese, ed iniziano a comporre e registrare musica totalmente devota ai propri ascolti di gioventù, creando una sorta di corto circuito sonoro nella band. Per questo motivo è interessante citare una parte del flyer che accompagnava la release del cd ed avente le testuali parole: “Brimming with attitude and soul” (tradotto: colmato con attitudine ed anima), “call it Black Metal or evil Rock, I don’t care” (chiamatelo Black Metal o evil Rock, non m’importa). Continua a leggere

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“Too Old Too Cold”

“Too Old Too Cold” rappresentava, fino a quel momento, il primo ed unico EP rilasciato nella loro lunga e prolifica carriera dai Darkthrone, ma allo stesso tempo vedeva anche il ritorno del duo sotto le insegne della Peaceville. Questo all’epoca segno quasi uno scandalo per molti dei più accaniti fan della band, che temevano una possibile deriva commerciale del loro sound. Quanto di più falso, almeno per il sottoscritto. Anzi, Fenriz e compare diedero con questo EP inizio ad una vera e propria rivoluzione e trasformazione della loro musica,andando ad imbastardire il loro Raw Black Metal con il Punk. Continua a leggere

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“Sardonic Wrath”

Quando l’undicesimo lavoro dei Darkthrone venne alla luce, quasi dieci anni or sono, non lasciò il segno sulla sottoscritta. Rimasta delusa in parte da “Hate Them”, l’ascolto di “Sardonic Wrath” mi lasciò abbastanza indifferente. Poi, come accade spesso, mi ritrovai ad ascoltarlo quasi per caso alcuni anni dopo e il mio giudizio è cambiato e non poco. Continua a leggere

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“Hate Them”

Pur occupando un ruolo tutt’altro che di primo piano nella discografia dei Darkthrone se non quello puramente simbolico di essere il loro decimo full-length, per la mia crescita musicale “Hate Them” è stato una tappa cruciale, avendomi aperto definitivamente le porte del Black Metal. Muovendo i primi passi in quel nuovo universo, questo lavoro sembrava infatti incarnare al meglio quello che cercavo nella musica, al punto che, pur avendolo accantonato abbastanza presto in seguito alla scoperta dei grandi classici del genere, continuavo a serbarne un ricordo se non geniale, quantomeno piacevole. Riascoltarlo ad una decina d’anni di distanza non è però stato per niente semplice, essendomi trovato di fronte un album che ho stentato a riconoscere a causa di momenti non troppo ispirati che non ricordavo e che oggi mi lasciano perplesso ma che allora dovevano essermi rimbalzati addosso senza che me ne accorgessi, perso in chissà quale cieca adorazione. Continua a leggere

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“Plaguewielder”

Se il passaggio dall’era Death a quella Black Metal può essere circoscritto al periodo che vide l’uscita di “Soulside Journey” e “A Blaze In The Northern Sky” (con l’appendice postuma di “Goatlord” solo cronologicamente posteriore proprio in virtù di questo cambio di direzione), così non si può dire per la transizione che portò i Darkthrone verso lidi sonori sempre più influenzati da contaminazioni Thrash, Punk ed Heavy. Questo nuovo corso non ha infatti avuto una nascita brusca e ben identificabile, ma è stato frutto di un’evoluzione graduale che si può far iniziare idealmente con “Ravishing Grimness” e che è diventata pienamente riconoscibile solo con “Hate Them”, con nel mezzo quel “Plaguewielder” che è, per certi versi, la summa stilistica delle varie anime della band. Continua a leggere

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“Ravishing Grimness”

Diciamocela tutta, “Ravishing Grimness” non ha mai generato un grosso entusiasmo da parte dei fan del duo norvegese, anzi all’epoca della sua uscita ancora ricordo la caterva di insulti e smadonnamenti rivolti verso quello che per molti era un tradimento totale nei confronti del Black Metal. In realtà, i Darkthrone non hanno mai tradito niente e nessuno, anzi a livello di riff questo “Ravishing Grimness” è quanto di più ortodosso e devoto ai Celtic Frost la band potesse fare, ma nello stesso tempo è facilmente percepibile una netta variazione rispetto al proprio passato musicale. Continua a leggere

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“Goatlord”

La travagliata storia di “Goatlord” è ormai cosa nota e ne faccio cenno solo per motivi di completezza. Quello che inizialmente doveva essere il successore di “Soulside Journey”, fu registrato nel 1991 mentre le vocal di Nocturno Culto vennero aggiunte tre anni più tardi e l’album uscì finalmente nel 1996. Continua a leggere

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“Total Death”

E’ sempre difficile dire qualcosa di nuovo sui Darkthrone, specialmente poi, come in questo caso, per “Total Death”. Pubblicato nel 1996 dopo una “cinquina” storica che va dal Death Metal del debutto “Soulside Journey” al ferale Black del glaciale “Panzerfaust”, “Total Death” sembra fotografare una situazione di stallo creativo. Sia chiaro, l’album non è assolutamente da cestinare (ce ne fossero attualmente di lavori così) ma, rispetto al passato, l’operato di Fenriz e Nocturno Culto colpisce di meno. Infatti, viene a mancare sia quell’atmosfera gelida e spettrale che ghermiva al primo ascolto, sia dei pezzi in grado di passare alla storia. Continua a leggere

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“Panzerfaust”

Ritengo che sia davvero impossibile riuscire a dare una valutazione oggettiva ai quattro capolavori del cosidetto “periodo d’oro” dei Darkthrone. L’intrinseca qualità e la personalità di ogni singolo disco è talmente elevata e forte da dover lasciare al gusto soggettivo di ognuno la scelta del proprio preferito. Nel mio caso, ovviamente, tale scelta si è riversata senza alcun dubbio su “Panzerfaust”. Continua a leggere

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“Transilvanian Hunger”

Dopo aver pubblicato in rapida successione due perle del calibro di “A Blaze In The Northern Sky” e “Under A Funeral Moon”, i Darkthrone misero il punto esclamativo alla loro già formidabile carriera rilasciando quel “Transilvanian Hunger” che, ancor più dei precedenti lavori, sarebbe entrato a far parte dell’immaginario comune come uno degli album Black Metal per eccellenza, forte di una fama imperitura e di una considerazione pressoché unanime dovute soltanto alla musica e non ad una delle tante vicende di cronaca che vedevano coinvolti molti degli esponenti della scena di quegli anni. Continua a leggere

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“Under A Funeral Moon”

Pur essendo passati vent’anni esatti dalla sua uscita, “Under A Funeral Moon” continua ad essere una pietra miliare del Black Metal, quasi un’idea platonica alla quale tante band, nel corso di questi anni, si sono ispirate. Quella dei Darkthrone è un’opera che, insieme a quelle di Mayhem, Emperor, Burzum e pochi altri, ha introdotto migliaia di appassionati al genere, e la presenza di un pezzo con un titolo eloquente come “Unholy Black Metal” non è un caso. Continua a leggere

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“A Blaze In The Northern Sky”

Svaniti i colori resta solo il forte contrasto del bianco sul nero. Svanita la produzione pulita a scapito di suoni grezzi e ruvidi. Svaniti i volti ora nascosti sotto un face painting inquietante che rivela tre nuovi demoni risorti: Nocturno Culto, Fenriz e Zephyrous. I Darkthrone che si presentano alla scena metal di inizio anni ’90 sono profondamente differenti da quelli che poco tempo prima si erano fatti conoscere con il valido debutto “Soulside Journey”. Una forza malvagia muove i loro cuori, una furia iconoclastica avvelena le loro menti, e tutto questo viene trasposto in una pietra miliare a nome “A Blaze In The Northern Sky”. Continua a leggere

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“Soulside Journey”

Prima di diventare tra gli esponenti di spicco della scena Black Metal e di rinnegare, almeno per un certo periodo, il proprio passato, i Darkthrone iniziarono la loro carriera dedicandosi ad un Death Metal ispirato per certi aspetti (per stessa ammissione di Nocturno Culto) a quel “Scream Bloody Gore” dei Death, che già iniziavano a fare scuola. La fortuna di essersi fatti notare dalla Peaceville e di averne strappato un contratto sembrò però improvvisamente tramutarsi in beffa quando giunse il momento della pubblicazione, avvenuta nel gennaio del 1991. Continua a leggere

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“Cromlech”

Vero e proprio antipasto live di “Soulside Journey”, “Cromlech” è stato il demo che ha sicuramente fatto spargere maggiormente il nome dei Darkthrone , al punto da portarli addirittura ad una trasmissione norvegese chiamata “Bootleg”, oltre che a procurare loro il contratto (che dura ancora oggi) con la Peaceville Records. I brani proposti sono presenti in versioni ormai definitive, e la riproposizione live dei brani, pur godendo di un sound abbastanza grezzo, ha un comunque un buon impatto sonoro. Continua a leggere