OPETH
“Pale Communion”

Con l’uscita di “Heritage” ci si trovò in quella difficile e spiazzante situazione in cui non si riesce a dare un giudizio definitivo su un album. Perché se da una parte si era alle prese con un lavoro ineccepibile dal punto di vista musicale, con una produzione cucita su misura per esaltare le atmosfere Prog settantiane costruite su virtuosismi e passaggi da brivido, dall’altra non si poteva nondimeno notare una certa mancanza di espressività, come se l’ascolto scivolasse via tranquillo senza però regalare quasi mai delle emozioni, o quantomeno non quelle che tolgono il fiato e che dovrebbero giocare un ruolo chiave nel garantire una certa longevità ad un disco. Continua a leggere

OPETH
“Heritage”

Ad ogni nuovo album degli Opeth il pubblico si divide, si scatenano diatribe che a fatica si sopiscono all’uscita successiva e si verifica quella “necessità” impellente di dire la propria tanto inevitabile quanto maggiore è la portata dell’evento, in questo caso l’uscita di un album che diventa uno spartiacque definitivo per il genere musicale proposto. “Heritage” segna infatti la fine (momentanea?) dell’oramai inconfondibile Opeth-style, quel perfetto connubio tra la vena Death Metal con il cantato growl di Åkerfeldt e l’apertura a momenti acustici intimistici e apparentemente più controllati, che avevano caratterizzato la storia del gruppo sin dagli esordi. Continua a leggere