INTERVISTA SOJOURNER – Mike L. & Emilio

Quando si tratta di un genere ormai sin troppo abusato come l’Atmospheric Black Metal, presentarsi con un album in grado di fare subito la differenza non è certo una cosa da tutti. Hypnos Webzine non poteva perciò lasciarsi scappare l’occasione di scambiare qualche parola con i Sojourner, che con il loro “Empires Of Ash” hanno subito saputo ritagliarsi un consenso pressoché unanime.

Ciao ragazzi, benvenuti su Hypnos Webzine. Per iniziare, vi chiedo di presentarvi ai nostri lettori e di raccontarci com’è nata la band dato che vivete in zone diverse.

Mike L.: Ciao, grazie per il tempo che ci dedichi con questa intervista! Siamo i Sojourner, un gruppo Atmospheric Black Metal con influenze Folk che proviene da Dunedin, Nuova Zelanda, con il nostro cantante Emilio che invece è di Malmö, Svezia. La band è formata da me e Chloe Bray, che scriviamo e registriamo ogni strumento tranne il basso (Chloe si occupa anche della voce femminile), Mike Wilson al basso ed Emilio Crespo alla voce. Abbiamo iniziato quando io ed Emilio ci siamo conosciuti dopo che ho pubblicato uno degli album col mio altro gruppo Doom Lysithea, e abbiamo pensato che ci sarebbe piaciuto provare a cimentarci con l’Atmospheric Black dato che entrambi amiamo particolarmente questo genere, come pure il Black. Ho così scritto un pezzo che alla fine è poi diventato “Heritage Of The Natural Realm” (il nostro primo singolo), ma mi sembrava che le parti di tin whistle non fossero il massimo. Così ho chiesto a Chloe, mia moglie e già compagna di lungo corso in vari altri gruppi, di vedere cosa potesse fare. Se n’è uscita con quello che sentite nel disco, e da quel momento è diventata un membro a tutti gli effetti del gruppo, aiutandomi a scrivere una buona metà dell’album (ci siamo occupati entrambi delle parti di chitarra, con Chloe che ha registrato anche quasi tutte le parti di tin whistle mentre io ho pensato alle tastiere e alla batteria). Penso che il discorso sul fatto di essere una band “internazionale” confonda un po’ la gente, alla fine solo Emilio vive lontano da noi e si tratta comunque di un ostacolo facile da superare dato che al momento non facciamo concerti. Al momento io e Chloe viviamo in Scozia e ci rimarremo per un paio d’anni, ma questo non cambia niente, continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto, senza contare che in ogni caso torneremo a Dunedin.

Come mai avete scelto proprio Sojourner come monicker? Si tratta di una parola che sentite in qualche modo legata alla vostra vita?

Emilio: Dato che siamo una band ispirata dalla natura e da temi Fantasy, volevo cercare una parola che si sposasse perfettamente con la nostra essenza. Un giorno mi è venuto in mente “Sojourner” e ho subito capito che sarebbe stato il nome giusto. Un visitatore è una persona che non sta a lungo nello stesso posto e continua a viaggiare di paese in paese. Da un punto di vista della natura e Fantasy, questo aspetto ci piaceva e abbiamo compreso che coglieva proprio ciò su cui è imperniata la nostra musica e i nostri testi.
Mike L.: Abbiamo passato un sacco di tempo cercando un nome che potesse catturare l’atmosfera che volevamo, come del resto fa ogni altro gruppo, ma quando Emilio ce lo ha proposto, abbiamo capito che era perfetto.

“Empires Of Ash” è stato lodato un po’ ovunque. Vi aspettavate un riscontro così positivo? Quali erano le vostre ambizioni e le aspettative quando avete iniziato a suonare?

Mike L.: Di sicuro non ci aspettavamo una simile accoglienza! È veramente gratificante ricevere dei commenti così positivi. Significa davvero molto quando qualcosa che hai fatto sembra toccare, in un modo o nell’altro, le corde della gente, è veramente bello. L’album è perlopiù molto melodico, cosa che onestamente pensavo avrebbe tenuto alla larga tanta gente, ma anche se non si può accontentare certo tutti, mi pare che la maggior parte si sia dimostrata ben disposta nei nostri confronti e che la nostra musica abbia trovato un suo pubblico, cosa che è davvero fantastica. Quindi si, per noi si è trattato di qualcosa di veramente importante.
Emilio: È stato ovviamente sorprendente dato che i fan possono essere molto esigenti (lo so bene visto che sono uno di questi), ma anche perché non era così scontato e facile ritagliarsi un posto tra le più apprezzate e rispettate band del genere. Abbiamo iniziato a suonare per noi stessi ma una volta che registri qualcosa e la pubblichi, vuoi che la gente la ascolti e ottenere anche un certo livello di “attenzione”. Chi dice che non è così, mente a se stesso. Tenendo tutto questo a mente, non ci saremmo MAI aspettati una tale risposta. È stato fantastico essere in grado di vendere tutte le copie della prima stampa e di averne una seconda in arrivo assieme al vinile. Ci riteniamo davvero fortunati di avere un’etichetta che ci supporta e che vuole aiutarci a diffondere la nostra musica e vederci crescere.

Come ho scritto nella recensione, “Empires Of Ash” mi ha ricordato gruppi come Summoning, Caladan Brood, Falkenback ma anche Godkiller o la colonna sonora de Il Signore Degli Anelli. Ci ho preso o ci sono altri gruppi che ritenete abbiano avuto un’importanza più marcata nell’evoluzione del vostro sound?

Mike L.: Con la colonna sonora de Il Signore Degli Anelli ci hai azzeccato in pieno dato che io e Chloe siamo da tantissimo tempo dei grandi appassionati dei libri, dei film e della loro musica. Ovviamente abbiamo preso la decisione molto consapevole di non inserire niente di riconducibile a Il Signore Degli Anelli nella nostra musica e nei testi dal momento che ormai è un tema fin troppo abusato ed i Summoning lo hanno già trattato al meglio. Quindi si, giocherà sempre un ruolo intrinseco nelle nostre influenze. I Summoning ed i Caladan Brood sono degli ottimi gruppi, ma siamo stati più direttamente influenzati da band come Agalloch, Borknagar, Moonsorrow, Enslaved, Dissection, Windir e molte altre. Per quanto riguarda Falkenbach e Godkiller, non ho mai sentito niente di loro e la cosa un po’ mi spiace, haha. Dovrei farlo, anche perché è da tanto che mi riprometto di ascoltare qualcosa di Falkenbach.

Anche se avete iniziato da poco, la vostra musica ha già un tocco molto personale. Quale brano pensate riesca a riassumere al meglio lo spirito dell’album? Per quel che mi riguarda, punto su “Bound By Blood” e “Heritage Of The Natural Realm”, che forse non a caso è stato il vostro primo singolo.

Mike L.: Grazie! “Heritage Of The Natural Realm” è stata pubblicata prima solo perché è stata la prima traccia che abbiamo scritto. Personalmente i miei pezzi preferiti dell’album sono “Homeward” e “Trails Of The Earth”, anche se sono molto soddisfatto dell’album nella sua interezza. Ci sono alcuni aspetti del mixing e del mastering che non mi soddisfano del tutto, ma tutto sommato sono contento del risultato finale. Io e Chloe abbiamo passato tanto tempo a rifinire i vari pezzi, quindi è bello sentire che pensi ci sia un tocco personale!
Emilio: Siamo felici che le persone possano davvero sentire e percepire il nostro contributo personale al genere, specialmente quando così tanti gruppi stanno facendo altrettanto. I miei pezzi preferiti sono “Homeward”, “The Pale Host” ed “Empires Of Ash”. Amo ogni aspetto dell’album, ma questi pezzi sono quelli che per me spiccano (pistola alla tempia).

Quando avete iniziato a lavorare ad “Empires Of Ash” avevate un’idea di come avreste voluto che suonasse o i vari pezzi e l’album hanno assunto una forma ben precisa solamente in fase di scrittura? Ci potete dire qualcosa di più su come nascono i vostri pezzi?

Mike L.: Abbiamo parlato dell’aspetto “paesaggistico” che avrebbe dovuto avere l’album in generale, dove avrebbero dovuto esserci i picchi e le vallate e che ritmo tenere. A parte questo, abbiamo scritto tutto piuttosto liberamente, con l’obiettivo di creare dei pezzi che funzionassero. “Aeons Of Valor”, “The Pale Host” ed “Homeward” formano una specie di trilogia implicita, ma non l’abbiamo detto chiaramente e ce se ne accorge solamente se si scorge la connessione tra i loro testi. Ogni brano è stato messo in scaletta seguendo una precisa logica, almeno in termini di ritmo e scorrevolezza. La scrittura dei brani di solito inizia con me e Chloe che lavoriamo su alcune idee con chitarre e tastiera, andando ad aggiungere di volta in volta degli strati successivi. Dopo aver migliorato e rifinito il tutto, mandiamo i file a Mike W., che aggiunge le sue linee di basso, per poi passare il tutto ad Emilio, che aggiunge la sua voce. Alla fine, quando mi mi tornano tutte le parti, mi occupo del mix e della produzione per avere un demo che, nel caso di “Empires Of Ash”, ha poi subito il mix definitivo da parte di un ragazzo che conosco che ha una band sotto contratto con Avantgarde. Io e Chloe collaboriamo sempre molto bene insieme, sia che si tratti di scrivere canzoni o lavorare su progetti creativi, e del resto Mike W. è un amico di vecchia data nonché mio sodale nei Lysithea, quindi sa esattamente quel che deve fare per le sue parti di basso. Per quanto riguarda Emilio, riesce a cavarsela benissimo con i testi e non ha bisogno di alcun aiuto, quindi è molto efficiente e sa sempre cosa fare. Nel complesso è un processo molto tranquillo ed armonioso. L’unica eccezione è stata “The Pale Host”, scritta, suonata e cantata interamente da Chloe.

Quando ho visto l’artwork ed il titolo dell’album, pensavo foste un gruppo Power o Folk. Come mai avete scelto questo layout e in che modo è legato ai testi? A tal proposito, cosa vi ispira nella loro scrittura? C’è un tema, un concept o una linea guida sottesa all’album?

Mike L.: Lascio la parte relativa ai testi ad Emilio visto che è lui che se ne occupa, ma per quanto riguarda l’artwork è stata una scelta ben ponderata, e credo faccia il suo dovere. Non volevamo usare un altro dipinto di Albert Bierstadt, ormai è una scelta fatta fino alla nausea in questo genere. Insomma, anche se amiamo i suoi lavori e molte delle band che li hanno usati come artwork, si trattava semplicemente di una scelta che non ci sentivamo di fare. Nel periodo in cui lavoravo in un’azienda di giochi ho chiesto una mano ad un mio collega, Jordan Grimmer. È un artista incredibilmente talentuoso che ha fatto delle opere impressionanti. Gli ho dato come guida alcune immagini della Cattedrale di Sant’Andrea, che era proprio dietro l’angolo rispetto a dove vivevamo l’anno scorso io e Chloe, e gli ho detto “incorporale con qualche rovina cercando di mescolare l’epico spirito selvaggio delle Highlands scozzesi e della Nuova Zelanda” ed in un paio di giorni ha dato vita a quel che vedi sull’album. Per quanto mi riguarda, penso che catturi perfettamente lo spirito di quel che abbiamo fatto, ma capisco anche il tuo dubbio iniziale. Inoltre, io e Chloe amiamo il Power ed il Folk Metal, quindi è come fosse un complimento, haha. È comunque un tipo di aspetto grafico che abbiamo assolutamente intenzione di portare avanti anche in futuro, e voglio anche consigliare Jordan a chiunque sia interessato a degli artwork.
Emilio: Che dire, prendo il Power/Folk come un complimento haha. C’è stato chiaro fin da subito che tipo di artwork volevamo. I miei testi si concentrano fondamentalmente su due aspetti: Fantasy e natura. L’artwork doveva ricalcare perfettamente i testi, quindi doveva evocare con il suo paesaggio e le montagne l’atmosfera Fantasy ed anche, ovviamente, l’aspetto naturale. Anche il titolo era l’unico che avremmo potuto scegliere dal momento che si poteva sposare molto bene con l’aspetto inerente le battaglie. Ed inoltre, cosa più importante, si ricollega anche al declino del nostro pianeta. Nei miei testi non voglio mai sconfinare nella politica, ma il brano “Empires of Ash” in effetti spiega molto bene come la penso sulle colpe dell’umanità nella distruzione di questo pianeta che non ci appartiene per nulla. Così, se le rovine della copertina sono un perfetto ritratto di un’epica battaglia che ha lasciato il segno di un’antica cultura (aspetto Fantasy dei nostri testi), allo stesso tempo porta anche il messaggio che gli uomini non sono una necessità per il pianeta. Non siamo indispensabili e alla fine moriremo e allora la natura si riprenderà tutto, cancellando ogni cosa che abbiamo costruito riprendendosi la sua vera forma.

Per quano riguarda i vostri progetti futuri, avete già pianificato o scritto qualcosa di nuovo? Cosa ci dobbiamo aspettare dal vostro prossimo album e che direzione pensate possa prendere la vostra musica?

Mike L.: Abbiamo iniziato a gettare le primissime basi per alcuni nuovi pezzi, ma sarà un lavoro per il quale ci prenderemo tutto il nostro tempo, pubblicando qualcosa solo quando saremo veramente pronti. Non abbiamo assolutamente una tabella di marcia, ma non per questo non stiamo lavorando a niente. Quanto a quel che vi dovete aspettare, ci sarà un ulteriore miglioramento di quanto abbiamo sin qui fatto. Guarderemo anche verso qualche altra direzione, ma il cuore del nostro sound non cambierà molto. Ci piacerebbe magari usare qualche strumento differente, come pure provare a rendere i nostri pezzi un po’ più concisi in certi frangenti. Un altro aspetto, almeno per come stanno le cose al momento, sarà trovare un batterista vero e proprio. Più avanti, quando sarà tutto fatto, annunceremo questo nuovo ingresso in formazione, ma siamo già tutti abbastanza eccitati all’idea. Per quanto riguarda la direzione che prenderemo, siamo accasati con Avantgarde Music e ci rimarremo finché loro lo vorranno. Roberto è stato davvero fantastico e disponibile, devo dire che la sua è una delle migliori label che ci siano in giro. Quindi, più musica, più novità e forse qualche live.
Emilio: Come ha detto Mike, abbiamo iniziato a scrivere qualcosa per il nostro prossimo lavoro, ma niente di definitivo. Per quel che riguarda i testi, continuerò a focalizzarmi sul Fantasy e sulla natura. Ho già iniziato a pensare e a buttar giù qualche spunto, come pure a elaborare qualche idea sulla voce o altre cose che magari proporrò. Porteremo avanti un sacco di musica ma non cambieremo. Questo è il nostro futuro.

Dal momento che non vivete tutti nella stessa zona, avete mai avuto l’opportunità di suonare o fare anche solo delle semplici prove come una band vera e propria? Visto che ne avete parlato, pensate ci sarà prima o poi la seria possibilità di vedere i Sojourner in concerto?

Mike L.: Ne abbiamo discusso parecchio e, a dire il vero, abbiamo già qualche offerta per fare dei tour o partecipare a qualche festival, ma sfortunatamente fino ad ora non è stato possibile. Finché non troveremo un batterista, un tastierista ed un flautista nei paraggi, non potremo provare come una band, anche perché io e Chloe da soli non possiamo certo occuparci di tutte queste parti per ovvie ragioni, haha. In un contesto live, io e Chloe ci occuperemo delle chitarre, quindi dovremo trovare tutti gli altri componenti. Non si tratta comunque di “se”, ma di “quando”, perché presto o tardi suoneremo, o almeno questa è l’intenzione. Sono fermamente convinto che non valga la pena fare un concerto finché non sarà tutto a posto, perciò si tratterà solo di mettersi nella condizione giusta.
Emilio: I Sojourner finiranno sicuramente su un palco prima o poi. Come ha detto Mike, è più una questione di “quando”. Alcuni posti sono più realistici di altri, ma ci riusciremo.

Questa era l’ultima domanda. Volete dire qualcos’altro ai nostri lettori?

Mike L.: Grazie per tutto il supporto che riceviamo; siamo un gruppo poco noto ed è stato davvero fantastico vedere così tanta gente apprezzare quello che abbiamo fatto. Grazie anche a te per averci intervistato. Grazie!
Emilio: Grazie a tutti per ogni emozione, complimento ed elogio che ci avete fatto. Non avete idea di quanto li abbiamo apprezzati e quanto ci rendano orgogliosi. State certi che nei prossimi anni i Sojourner torneranno a farsi sentire. Saluti!

Autore: Iconoclasta

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