KRIGERE WOLF
“Infinite Cosmic Evocation”

Tra i tanti gruppi italiani che in questi quattro anni si sono succeduti sulle nostre pagine, i Krigere Wolf sono uno di quelli che mi ero ripromesso di non perdere troppo di vista, perciò eccomi qua a parlarvi del loro nuovo album, “Infinite Cosmic Evocation”. Se, come alcuni dicono, il terzo lavoro è una sorta di punto di non ritorno che può decretare la piena maturità di un gruppo o, al contrario, il suo definitivo letargico torpore nella mediocrità, nel caso del combo siciliano non poteva esserci miglior risposta per ribadire e rafforzare quanto di buono messo in mostra in passato. In questa loro nuova fatica sulla lunga distanza i nostri in effetti non stravolgono di certo il loro modus operandi ma, mettendo quasi del tutto da parte i rigurgiti Thrash che affioravano qua e là dai solchi del precedente “Sacrifice To Valaskjàlf”, riescono a sfornare un Black/Death ancora più di qualità, confermandosi mai banali o prevedibili. D’altra parte, se i nuovi brani possono risultare, anche per la durata, un po’ meno immediati di quelli proposti nel recente passato, è altrettanto vero che l’ulteriore passo in avanti fatto a livello di songwriting ha permesso ai Krigere Wolf di cesellare sette pezzi che svelano tutto il loro dirompente potenziale con il passare degli ascolti, quando ad emergere prepotentemente sono le trame che davvero fanno la differenza tra un album di maniera ed uno decisamente più ispirato e memorabile. Messa dunque un po’ da parte l’irruenza degli esordi, “Infinite Cosmic Evocation” punta infatti a stupire con un suono oscuro e asfissiante, ma pur sempre tagliente e ferale, in cui si possono sentire echi della lezione mandata a memoria dei maestri scandinavi piuttosto che dei primi Morbid Angel (ma non solo), il tutto impreziosito da tanto inaspettate quanto azzeccate parti più atmosferiche che non fanno che acuire la tensione che serpeggia nei brani, penso al finale di “Warriors Of The Sun” o alle splendide “Ancient Inscriptions Of Ancestral Misery” e “Through The Void And Asters Light”. A dirla tutta, “Infinite Cosmic Evocation” non è neppure un lavoro dotato della classica killer song che colpisce fin dalle prime battute, ma tant’è, perché i suoi pezzi si insinuano lenti ed inesorabili nella mente di ascolto in ascolto, e quando ce se ne avvede ormai si è irrimediabilmente soggiogati dalla loro aura letale. Passando a darne un giudizio conclusivo, dalle mie parole dovrebbe quindi risultare abbastanza chiaro che siamo di fronte ad un album ben al di sopra della media che può contare su tutta una serie di pezzi di ottima fattura, tra cui spiccano la title track, “Unholy Magical Throne” oltre che la già citata “Ancient Inscriptions Of Ancestral Misery”. Se a questo aggiungete una produzione che non sacrifica nessuno strumento e valorizza ulteriormente l’esecuzione dei Krigere Wolf, capite bene che un ascolto è assolutamente consigliato, anche perché rischiereste di lasciarvi passare sotto il naso un lavoro che si candida di diritto come una delle migliori uscite dell’anno.

BRIEF COMMENT: With its third album “Infinite Cosmic Evocation”, italian act Krigere Wolf has further developed its sound giving birth to a stunning Black/Death album thanks to mesmerizing riffs and eerie atmospheres. One of the best releases of the year so far.

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Etichetta: Fallen-Angels Productions
Anno di pubblicazione: 2016
TRACKLIST: 01. And The Night Descendes Again-Slaves Of The Blazing Cult; 02. Infinite Cosmic Evocation; 03. Unholy Magical Throne; 04. Solar Storms; 05. Warriors Of The Sun; 06. Ancient Inscriptions Of Ancestral Misery; 07. Through The Void And Asters Light
Durata: 44:44 min.

Autore: Iconoclasta

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