MORBID ANGEL
“Illud Divinum Insanus”

Dei gruppi che hanno fatto la Storia, pochi hanno saputo fermarsi al momento giusto (salvo reunion posticce spesso figlie di interessi meramente economici), mentre molti di più sono quelli che hanno continuato imperterriti la loro carriera, chi sfornando il solito onesto compitino ad ogni nuova uscita e chi, invece, oscillando molto pericolosamente in un limbo in cui il più delle volte è stato il mestiere più che le idee a evitare la bocciatura.

Nel caso dei Morbid Angel, numi tutelari del Death Metal, dopo gli inarrivabili “Altars Of Madness” e “Blessed Are The Sick” i nostri avevano rilasciato, in rigoroso ordine alfabetico, una serie di lavori (di cui il discreto “Heretic” era stato l’ultimo capitolo) che, seppur delineando una parabola discendente, lasciavano ancora trasparire a sprazzi una vena compositiva di tutto rispetto unita ad un bagaglio tecnico assolutamente di primo ordine. Le aspettative per questo “Illud Divinum Insanus”, seppur non altissime, erano dunque quantomeno improntate ad un cauto ottimismo, tanto più che a fronte della forzata defezione di Pete Sandoval alla batteria vi era il ritorno del figliol prodigo David Vincent alla voce e al basso. Invece basta un primo ascolto, in cui la tentazione di premere il tasto skip si fa sentire presto, per rimanere disorientati e sgomenti di fronte a ciò che il platter ci propone: un abominevole incesto tra Death, Industrial ed Elettronica. L’album spazia infatti senza soluzione di continuità dal risibile electro/industrial di brani come “Too Extreme”, “Destructos Vs. The Earth/Attack” e “Profundis–Mea Culpa”, che sembrano uscire da un incrocio tra Rammstein e Marilyn Manson, all’osceno Death’n’Roll di “I Am Morbid” e dell’abominevole “Radikult” (che con il suo “Kill a cop–kill a–kill a–kill a –kill a cop!” è degna della peggior teenband pseudo alternativa), passando per episodi più prettamente Death (“Existo Vulgoré” e “Nevermore”) che, seppur tra i migliori del lotto, paiono essere stati ripescati direttamente dagli scarti di “Heretic”. E la bocciatura non si limita alla sola parte compositiva, dato che la produzione riesce nel difficile compito di peggiorare il tutto grazie ad una batteria che sembra una drum machine e al suono delle chitarre degno di un emulatore.

Il problema che affligge questo “Illud Divinum Insanus” non è dunque tanto l’aver osato staccarsi da quanto prodotto in passato, ma l’averlo fatto in modo pressappochista, raffazzonando alla meno peggio idee sgangherate e fuori tempo massimo, perché gli otto anni di attesa non possono che costituire un’aggravante. In altre parole, volendo usare la i: impresentabile, infamante e inglorioso.

BRIEF COMMENT: After eight years of silence, Morbid Angel are back with “Illud Divinum Insanus”, an album that borders on ridicule due to its improbable electro/industrial influences blended with anonymous Death Metal patterns. Only a “i” word to describe it: inglorious.

Etichetta: Season Of Mist
Anno di pubblicazione: 2011
TRACKLIST: 01. Omni Potens; 02. Too Extreme!; 03. Existo Vulgoré; 04. Blades For Baal; 05. I Am Morbid; 06. 10 More Dead; 07. Destructos Vs. The Earth/Attack; 08. Nevermore; 09. Beauty Meets Beast; 10 Radikult; 11. Profundis-Mea Culpa
Durata: 56:43 min.

Autore: Iconoclasta

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