PANOPTICON
“Autumn Eternal”

Dopo averci deliziato con due perle come “Kentucky” e “Roads To the North”, l’annuncio di un nuovo album a firma Panopticon non poteva che suscitarmi tutta una serie di alte aspettative. Certo, il teaser di anticipazione sembrava un po’ distante dai fasti dei precedenti lavori ma alla fine dei conti, mi dicevo, si trattava solamente di una piccola porzione di quello che sarebbe stato questo “Autumn Eternal”. Invece non voglio nascondere che, dopo i primi ascolti, ho cominciato a pensare che forse mi trovavo di fronte ad un album che lasciava un po’ di amaro in bocca. Mi spiego: il disco pareva decisamente valido, a tratti pure eccellente, ma più che quello che c’era, era quello che mancava che sembrava farsi sentire, visto che nella sua ora a disposizione la musica scorreva sì molto piacevolmente, ma pur sempre senza quell’imprevedibilità di fondo così importante nell’economia del progetto. Si potrebbe allora obiettare che, dopo degli album in cui erano presenti strumenti e partiture atipiche, a dire il vero in misura già molto minore in “Roads To the North” rispetto a “Kentucky”, fosse arrivato il momento di cambiare per non ripetere all’infinito una formula che, alla lunga, avrebbe potuto mostrare qualche segno di cedimento. Giusto, per carità, ma la prima impressione era che questa scelta di mettere sempre più da parte le influenze Bluegrass prima e Folk poi avesse tolto, alla fin fine, parte della magia e del fascino insiti nella musica di Austin Lunn. Questo per un po’, perché con il passare degli ascolti, assolutamente non forzati ma necessari per andare più a fondo tra i solchi di un lavoro che sembrava svelarsi poco a poco, ho cominciato a calarmi sempre di più in questa nuova dimensione del progetto Panopticon, finendo per farmi irretire dalle ammalianti trame di “Tamarack’s Gold Returns”, “Into The North Woods”, “Oaks Ablaze” e “Sleep To The Sound Of The Waves Crashing”, neppure tanto lontane da quelle ordite nel recente passato ed accomunate da un alto livello compositivo, che questa volta carpisce appieno l’essenza di uno dei periodi più affascinanti dell’anno, dando ragione a quel saggio secondo il quale l’autunno è più uno stato d’animo che una stagione. Insomma, “Autumn Eternal” è un album che forse inizialmente mi ha un po’ spiazzato per il suo essere meno eclettico e più lineare dei suoi predecessori, ma alla fine ha confermato come Austin Lunn abbia una facilità ed una qualità di scrittura davvero disarmante e ben oltre gli standard di quel che offre la scena, e forse proprio in questa lieve ambivalenza sta molto del fascino di questo nuovo lavoro.

BRIEF COMMENT: Although at first it has puzzled me due to the almost total lack of Folk and Bluegrass elements, after some close listenings Panopticon‘s brand new “Autumn Eternal” has begun to reveal its full potential, painting a vivid musical landscape made of intense and mesmerizing atmospheres that perfectly fit the mood of this season. So, once again, another great release for Austin Lunn’s project.

Contatti: Facebook
Etichetta: Bindrune Recordings
Anno di pubblicazione: 2015
TRACKLIST: 01. Tamarack’s Gold Returns; 02. Into The North Woods; 03. Autumn Eternal; 04. Oaks Ablaze; 05. Sleep To The Sound Of The Waves Crashing; 06. Pale Ghosts; 07. A Superior Lament; 08. The Winds Farewell
Durata: 61:41 min.

Autore: Iconoclasta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.