PAUL CHAIN
“Violet Art Of Improvisation”

Che altro dire su Paul Chain che non sia già stato detto o scritto? Come commentare un lavoro a dir poco folle, ma allo stesso tempo monumentale e visionario, come questo “Violet Art Of Improvisation”? E’ un compito difficile, ma in qualche modo voglio provarci. Perciò ho deciso di trovare una strada partendo dalle parole che lo stesso Paul Chain ha inserito nel disco, a spiegazione del titolo, “Violet Art Of Improvisation”: “Il Viola è un colore a me caro, nasce dalla fusione del rosso e del blu (anche intesi come simbolo degli opposti) e molteplice è il suo significato”. E ancora: “L’arte…che cos’è l’arte?”. E per finire: “Questi pezzi sono completamente improvvisati. L’improvvisazione è alla base di tutto il mio stile compositivo. Io sono completamente autodidatta e vedo in essa la massima espressione musicale”. Potrebbero bastare queste parole del suo stesso autore per tentar di descrivere in maniera quanto meno esaustiva questo “Violet Art Of Improvisation”, ma in realtà l’esperienza che si vive ascoltandolo, va ben oltre il giudicare se una manciata di note suonino più o meno bene. Ed è quello che vorrei trasmettere con la mia personale descrizione delle varie tracce che lo compongono.

L’opener “Tetri Teschi In Luce Viola” è un trip senza fine, con quel suo ipnotico e ripetitivo giro di basso, su cui Paul riversa tutto il suo amore per l’occulto. Preghiere campionate e filtrate, organi impazziti, schizzi di chitarre magmatiche, questa è solo una breve lista di cosa troverete in questo viaggio all’inferno, ricordandovi che tutto questo venne registrato nel lontano 1981. “Emarginante Viaggio” è una strana jam, dove sul cupo giro di basso di Claud Galley, assistiamo ad uno scontro tra la chitarra sferragliante di Paul e la batteria isterica di Thomas Hand Chaste, su cui si stagliano poi, improvvisi, gli strambi vocalizzi dello stesso Paul. Il tutto va’ poi a riunificare in soltanto cinque minuti, Blues maledetto, rimasugli Heavy ed Avanguardia scarnificata da qualsiasi orpello sonoro. Giungiamo poi al mio brano preferito del disco, “X-Ray”, anch’esso un lungo viaggio sonoro, nel quale Black Sabbath e psichedelia si uniscono in maniera incredibile, ancor di più se si pensa che il brano risulta totalmente improvvisato. Ottima la prova dei fidati Claud Galley e Thomas Hand Chaste, che forniscono quel supporto ritmico carico di groove, sul quale Paul può sperimentare senza alcun pensiero con la propria chitarra. Il secondo cd è ancora di più votato alla sperimentazione sonora, pur mostrando una maggiore strutturazione dei pezzi ed una durata un po’ più contenuta. “Old Way” è un piccolo gioiellino gotico in cui l’organo di Paul si diverte ad inserire asprezze sonore in un contesto quasi liturgico, trasformando in questo modo il senso di sacralità iniziale in un misterioso rito occulto. Il tutto poi poggia su una chitarra acustica che mantiene imperterrita lo stesso accordo, mentre i vocalizzi fonetici di Paul non fanno altro che aumentare il senso di estraniamento. “Hypnosis” è un puro trip spaziale, mentre l’apice della sperimentazione dell’intero lavoro si raggiunge sulla successiva “Casual Two Your Mister”, dove la voce effettata di Paul recita alcune frasi che terminano sempre con la parola “mister”, mentre sotto di essa impazza un caotico delirio di suoni e sintetizzatori totalmente fuori controllo. “Celtic Rain” è un meraviglioso affresco celtico, dotato sempre di un certo non so che di estraneo, che trasmette una sensazione di disagio all’ascoltatore. Si giunge così a “Dedicated To Jesus”, il brano che più mantiene una sua struttura particolarmente definita, pur essendo basato su un pattern ripetitivo di drum machine e spettacolari melodie di synth, nonché sulle sofferenti vocal di Gilas. Ad elevare la traccia a vero e proprio capolavoro ci pensa la chitarra di Paul, che nei suoi brevi interventi solisti riesce a raggiungere vertici emozionali davvero incredibili. Chiude il disco, la marcia funebre di “End By End”, dove bastano poche note di organo ed una voce sospirata per creare un’atmosfera totalizzante in bilico tra il sacro e l’orrorifico.

Basta, sono sfinito. Ho fatto andare l’intero lavoro ed ho scritto questa lunga track-by-track, facendo suonare il disco e lasciando scorrere le mie dita sulla tastiera in pieno flusso di coscienza, cercando di far emergere tutte le mie sensazioni evocate dalle singole tracce. Spero che tutto questo sia servito per farvi comprendere come questo “Violet Art Of Improvisation” non sia un disco solo da ascoltare, ma un disco da vivere.

BRIEF COMMENT: “Violet Art Of Improvisation” is unanimously considered one of the most experimental release of the legendary italian guitarist and composer Paolo Catena, alias Paul Chain. In this double album, Paul creates nine tracks, totally improvised, that are an incredible example of fusion among different musical genres, and, above all, an emotional journey inside his mind.

Contatti: Sito Ufficiale (Etichetta)
Etichetta: Minotauro Records
Anno di Pubblicazione: 1989 / 2015 (Reissue)
TRACKLIST: CD 1 01. Tetri Teschi In Luce Viola; 02. Emarginante Viaggio; 03. X-Ray; CD 2 01. Old Way; 02. Hypnosis; 03. Casual Two Your Mister; 04. Celtic Rain; 05. Dedicated To Jesus; 06. End By End
Durata: 100:38 min.

Autore: KarmaKosmiK

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