THERION
“Deggial”

Messi alle spalle i fasti di “Vovin”, Johnsson decide di rivoluzionare ancora una volta l’intera line-up, inserendo in formazione i due fratelli Niemann, Johan al basso e Kristian alla chitarra solista, dando vita ad un sodalizio che durerà poi quasi dieci anni. Per quanto riguarda la batteria, viene assoldato il finlandese Sami Karppinen, già presente durante il tour di “Vovin”, e quindi pure nei brani live finiti su “Crowning Of Atlantis”. Questo nono full length intitolato “Deggial”, il cui significato dovrebbe derivare dall’arabo dajjal, una sorta di anticristo dell’Islam, traghetta il gruppo nel nuovo millennio, e lo fa’ con un lavoro curatissimo sotto ogni punto di vista, la cui produzione è di nuovo curata da Siggi Bemm, che pone nuovamente l’accento su una base di purissimo Heavy Metal ottantiano. Continua a leggere

THERION
“Crowning Of Atlantis”

Forse spinti dal grosso numero di vendite ottenuto con “Vovin”, a quei furbacchioni della Nuclear Blast non è parso vero di trasformare quello che doveva essere in origine un semplice EP, con alcune cover e brani live, in un vero e proprio full length. Pur essendo più curato e meglio assemblato di “A’arab Zarab Lucid Dreaming”, questo “The Crowning Of Atlantis” è un’uscita che di certo non è fondamentale all’interno della discografia dei Therion. Nessuno dei tre inediti presenti, uno dei quale poi dà anche il titolo all’album, è realmente interessante, risultando anzi molto simili come impostazioni a brani già ascoltati su “Vovin”, e quindi probabilmente provengono dalla stesse sessioni compositive. Continua a leggere

THERION
“Vovin”

Come avevo già detto nell’introduzione della recensione di “Theli”, “Vovin” può essere visto come una sorta di punto di arrivo della progressione artistica dei Therion. Per quanto i nostri non abbiano mai sbagliato veramente un disco, non nascondo che tutto quello che è uscito da “Deggial” in avanti, non fa altro che girare intorno alla triade “Lepaca Kliffoth”“Theli”“Vovin”, tirando fuori cose più o meno riuscite. Ma il nucleo centrale del sound dei Therion è praticamente qui. Stravolta ancora una volta la formazione con l’inserimento dei misconosciuti Tommy Eriksson alla chitarra e del batterista Wolf Simon, facendosi poi aiutare in fase di registrazione e di mixaggio da Siggi Bemm, e da Jan Kazda per la conduzione di cori e orchestra, come su “Theli” Johsson si circonda di ospiti importanti, iniziando dalle due magnifiche voci femminili di Sarah Jezebel Deva, storica presenza nei Cradle Of Filth, e di Martina Hornbacher, all’epoca appena uscita allo scoperto con l’interessante “Komodia”, debutto dei Dreams Of Sanity. A queste si affiancano poi altre tre guest di rilievo come Waldermar Sorychta per alcune parte di chitarra, Ralph Scheepers alla voce su “The Wild Hunt” e Lorentz Aspen dei norvegesi Theater Of Tragedy, presente all’organo Hammond sulla suite “The Draconian Trilogy”. Ovviamente, è presente anche una orchestra vera e propria, la The Indigo Orchestra, nonché un nutrito stuolo di cantanti lirici. Continua a leggere

THERION
“A’arab Zaraq – Lucid Dreaming”

Dopo l’exploit arrivato con “Theli”, ricordo bene come tutti fossimo in trepidazione per una nuova uscita della band svedese. E ricordo perciò come fosse stato ieri la esaltazione adolescenziale che mi prese quando scovai “A’arab Zaraq – Lucid Dreaming”. Fomento che però, a dirla tutta, si sgonfiò quasi subito quando mi resi conto che questo lavoro non era propriamente il tanto atteso successore di “Theli”, bensì una celebrazione dei dieci anni di attività della band in cui accanto a solo due brani provenienti dalle session di “Theli”, “Into Remembrance” e “Black Fairy”, e pubblicati fino ad allora nella versione giapponese del disco, trovavano spazio tutta una serie di cover, oltre che una serie di brani strumentali originariamente scritti da Johnsson per un film mai pubblicato e chiamato “The Golden Embrace”. A parecchi anni di distanza dalla prima delusione giovanile (lo ascoltai davvero poche volte in quel periodo), l’ho un po’ rivalutato, anche se rimane un disco decisamente poco interessante all’interno della discografia degli svedesi. Continua a leggere

LIVE REPORT – SONISPHERE 2016
Ippodromo delle Capannelle (Roma) (24/07/2016)

PREMESSA

C’era molta attesa e tanta curiosità per questa nuova calata dei Maiden in quel di Roma, a cui poi è stato costruito attorno il Sonisphere di quest’anno con l’aggiunta di nomi importanti quali Sabaton, Saxon ed Anthrax. L’uscita di “The Book Of Souls” è stato oggetto di numerose discussioni la scorsa estate, nonchè c’era anche la speranza che il nostro Bruce fosse perfettamente ristabilito dopo l’annus horribilis che aveva vissuto per la sua inaspettata malattia. Per questi motivi, all’annuncio della presenza degli Iron Maiden al Rock In Roma non ho saputo dire di no, ed insieme a quattro amici ho prontamente acquistato il biglietto. Difficilmente qui su Hypnos Webzine diamo risalto alle uscite discografiche di gruppi importanti quali i Maiden, però due parole su “The Book Of Souls” vorrei spenderle. Premetto, che dalla reunion con Bruce, ho seguito con molta attenzione le varie mosse della band, ritenendo che, sempre a mio personalissimo avviso, eccetto un “Dance Of Death” non pienamente riuscito, sono sempre riusciti a mantenersi su dei livelli quantomeno accettabili, tirando fuori anche un quasi capolavoro come “A Matter Of Life & Death”. Quindi, potete ben capire, che alle prime reazione strapositive apparse sul web all’ascolto di questo doppio album, non ho potuto fare a meno di buttarmi a scatola chiusa sull’acquisto della versione digibook. Tuttavia, nonostante abbia ascoltato il disco con buona costanza per parecchi mesi, continuo a non esserne pienamente convinto, trovando diversi brani dei filler francamente evitabili, e che forse il buon Bruce avrebbe avuto bisogno di un po’ di tempo in più per rimettersi in forma con la voce. Diventa quindi evidente come questo concerto risultasse anche un modo per chiarirmi maggiormente le idee anche sull’effettiva qualità del disco. Comunque sia, basta chiacchiere e veniamo al concerto. Continua a leggere

PROLL GUNS
“Horseflesh BBQ”

Devono essere stati tirati su a pane, colt e Motörhead, questi brutti ceffi che si riuniscono sotto il nome di Proll Guns e che giungono con questo “Horseflesh BBQ” al traguardo del secondo full length, pubblicato per conto dell’etichetta tedesca NRT-Records. A guardarli bene, Evil Ed, Cra-Y-Maker e The Burner sembrerebbero a tutti gli effetti dei texani purosangue, cresciuti in mezzo a mandrie, fucili e deserto. Ma è quanto di più sbagliato, perché i Proll Guns, pur rifacendosi ad un immaginario da vecchio West, con tanto di coppia di signorine da saloon che fanno da supporto ai loro concerti, sono un terzetto originario nientemeno che dell’elegante Salisburgo. Continua a leggere

ANCIENT SPELL
“Forever In Hell”

Dopo qualche settimana dalla recensione della ristampa di “Ash” del grande Paul Chain, ritorno a parlare della Minotauro Records grazie a questi Ancient Spell, un fangoso quartetto losangelino che giunge con “Forever In Hell” al secondo lavoro sulla lunga distanza nell’arco di pochi anni. Capeggiati dall’imponente vocalist Donnie Marhefka, gli Ancient Spell escono fuori, come detto, dal ribollente underground californiano, proponendoci un Heavy Doom dalle sonorità fortemente retrò emananti uno stordente odore di zolfo. La stessa band non nasconde un amore incondizionato per i Black Sabbath dell’era Ozzy, che in effetti costituiscono la spina dorsale del loro wall-of-sound, basti sentire la pachidermica “Fall Of Humanity” e le sue armonizzazioni di chitarra che richiamano neanche troppo velatamente quelle della mitica “A National Acrobat”. Continua a leggere

INTERVISTA FUNERAL MARMOORI – Il Capitano

Rimasti molto affascinati dall’Heavy Doom a tinte psichedeliche presente nel loro secondo full-lenght, edito dalla Minotauro Records, “The Deer Woman”, era d’obbligo per noi di Hypnos Webzine andare ad approfondire tutto quel che gira intorno al monicker Funeral Marmoori. Fortunatamente, abbiamo trovato ne Il Capitano un interlocutore decisamente voglioso di raccontare, anche in toni ironici, il proprio mondo musicale. Continua a leggere

FUNERAL MARMOORI
“The Deer Woman”

Come prima recensione fatta in questo 2016, l’ascolto di “The Deer Woman”, secondo full lenght del quartetto toscano Funeral Marmoori, non può che rappresentare un ottimo auspicio per il prosieguo. Infatti, questo Heavy Doom di chiara estrazione St. Vitus ed incestato con oscure influenze settantiane tramite l’utilizzo intrigante di un organo Farfisa, è davvero pane per i miei denti. Ma facciamo brevemente un passo indietro ed introduciamo per bene la band. Formatisi nel 2008 da una idea del Capitano (voce e chitarra) e del Boss (batteria), già insieme nel gruppo Stoner Gum, a cui in seguito si aggiungono Nadin (organo Farfisa & synth Juno-d) ed il bassista Marco Trentanove, con questa line-up i Funeral Marmoori registrano nel 2011 il loro debutto “Vol. 1”, pubblicato per conto della BloodRock Records. In seguito, la band farà molta attività live, suonando con gruppi del calibro di Orange Goblin e Karma To Burn, per arrivare poi alla attuale line-up con l’ingresso in pianta stabile della bassista Annalisa ed al contratto con la Minotauro Records, etichetta che rilascia questo secondo opus intitolato “The Deer Woman”. Continua a leggere

CENDRA
“666 Bastards”

Anche se cerco sempre di non farmi troppo influenzare dal titolo e dalla copertina di un album, ci sono volte in cui è veramente difficile non farlo, come è accaduto per questo “666 Bastards” degli spagnoli Cendra, terzetto attivo dal 2009 che non fa niente per celare un’attitudine che strizza pesantemente l’occhio al “proto” Black Metal degli anni ’80 e, di conseguenza, pure ai Darkthrone di “F.O.A.D.”, “Dark Thrones & Black Flags” e “Circle The Wagon”. Su di una base tipicamente Black Metal, i nostri mischiano infatti influenze Heavy, Thrash e Punk, finendo per ricordare ora i Venom o i primi Bathory, ora i Discharge, quando non addirittura i Mayhem di “Deathcrush” o i Morbid. Continua a leggere

THE ORDER OF THE SOLAR TEMPLE
“The Order Of The Solar Temple”

Recuperare i legami esoterici e occulti che aleggiavano nel Rock e nel Metal negli anni ’70 è quello che vuole ottenere il polistrumentista canadese Matt “Macabre” Emery con questo nuovo progetto musicale che prende in prestito il nome da una delle più controverse sette di quel periodo (vi rigiro il link a Wikipedia per un breve approfondimento). Nella presentazione al disco fornita dalla I, Voidhanger Records, vengono citati importanti nomi come Blue Öyster Cult, il nostrano Paul Chain e persino i Mercyful Fate, al punto tale che non si può non rimanere incuriositi da quanto possa saltare fuori dai solchi di questo debutto. Continua a leggere

LUCIFER’S FALL
“Lucifer’s Fall”

Riunire il Doom della tradizione sacra made in Black Sabbath, Saint Vitus e Pentagram all’Heavy Metal più duro e puro degli anni ottanta, questo è il focus primario del duo australiano chiamato Lucifer’s Fall e composto da Deceiver (voce, chitarra e basso) e Unknown And Unnamed (batteria). Formatisi solamente un anno fa come side-project della loro band originaria Rote Mare, i Lucifer’s Fall hanno pubblicato in breve tempo un demo (“Dungeon Demos 2013”) contente le rough version della title-track di “Unknown Unnamed”, che fa’ da preludio al qui presente full-leght di debutto. Continua a leggere

INTERVISTA FILII ELIAE – Ossibvs Ignotis

In questa estate meno infuocata del solito, l’arrivo del promo dei Filii Eliae è stata una notevole ventata di aria fresca per il panorama Metal tricolore. La loro personale miscela di Heavy, Doom e Thrash presente sul lavoro d’esordio “Qui Nobis Maledictvm Velit” è in grado di sprigionare malvagità ed oscurità quanto e più di un normale disco Black Metal. Vista anche l’importante passato che la band dei fratelli Figliolia si porta dietro, noi di Hypnos Webzine non potevamo fare a meno di contattarli per un’intervista. A risponderci è stato un sintetico Ossibvs Ignotis, alias Roberto Figliolia, il drummer della band… Continua a leggere

FILII ELIAE
“Qui Nobis Maledictum Velit”

La prima impressione che si ha mettendo nello stereo questo debutto dei Filii Eliae è quella di ascoltare una band imprigionata in una bolla temporale posta a cavallo degli anni ottanta, quando la distinzione fra generi e correnti del Metal era ancora tutta da sviluppare. Infatti, una delle peculiarità di questo “Qui Nobis Maledictum Velit” (che stando al mio arrugginito latino dovrebbe tradursi come “colui che desideri maledirci”) risulta essere proprio quella di riuscire a sfuggire a qualsiasi tipo di catalogazione musicale. I Filii Eliae passano con disinvoltura da momenti di puro Heavy Metal, a rallentamenti soffocanti al limite del Doom, contrapposti ad accelerazioni Power/Thrash, senza però perdere un’oncia di quell’atmosfera mortifera e densa di zolfo che si sprigiona fin dalle prime note dell’opener “Mortem Mecvm Veniet”, ricordandomi in certi frangenti anche i grandissimi Abysmal Grief (soprattutto nella conclusiva title-track per la presenza di oscuri synth). Continua a leggere

SENTINUM
“Grace & Glory”

“La battaglia del Sentino, detta anche delle nazioni, nel 295 a.C., durante la terza guerra sannitica, oppose l’esercito romano ad un’alleanza avversa di popolazioni, composta da Etruschi, Sanniti, Galli Senoni ed Umbri. I Romani avevano come alleati i Piceni. Dunque si spiega in questo modo il nome di “Battaglia delle Nazioni dell’antichità”: tutte le popolazioni (nazioni) del centro Italia furono coinvolte nello scontro, che decise le sorti di tutto quel territorio. Si risolse con una decisiva vittoria dell’alleanza romana, che aprì a Roma le strade del dominio dell’Italia centrale.” Continua a leggere

DARKTHRONE
“The Underground Resistance”

Giunti alla fine di questi nostri speciali dedicati alla lunga discografia dei Darkthrone, è tempo quindi di occuparci anche dell’ultimo lavoro sfornato dal duo norvegese, ed intitolato “The Underground Resistance”. Il sentore di una ulteriore variazione del sound è già evidente sin dalla copertina a sfondo epico-guerriero, ad opera di Jim Fitzpatrick, un artista irlandese noto per la sua lunga collaborazione con i Thin Lizzy e con altri artisti del suo paese. Infatti, Fenriz e socio decidono di abbandonare l’esplorazione più o meno casuale e caotica delle proprie passioni musicali di gioventù, per approdare in territori di puro ed incontaminato Heavy Metal. Continua a leggere

DARKTHRONE
“Circle The Wagons”

Se il concetto non fosse stato messo a sufficienza in chiaro con i precedenti “The Cult Is Alive”, “F.O.A.D.” e “Dark Thrones & Black Flags”, con questo “Circle The Wagons” il leggendario duo norvegese ribadisce una volta per tutte che i Darkthrone tirano dritti per la propria strada sbattendosene altamente delle tendenze, delle critiche e del loro (ingombrante) passato. Continua a leggere

DARKTHRONE
“Dark Thrones & Black Flags”

Puntuali come un orologio svizzero, i Darkthrone ritornano, ad un anno di distanza dal meraviglioso e dissacrante “F.O.A.D.”, con questo nuovo opus intitolato sarcasticamente “Dark Thrones & Black Flags”. Un titolo che gioca sia con il proprio nome che con quello dei Black Flags, storico gruppo Punk americano. Se rimaneva ancora qualcuno a nutrire qualche piccola speranza verso un possibile ritorno alle sound delle origini, Fenriz e Nocturno Culto mettono quindi subito le cose in chiaro sia dal titolo che dalla copertina, raffigurante nuovamente lo zombie punk di “F.O.A.D.”, quasi a voler dare un senso di continuità tra questo ed il precedente lavoro. Continua a leggere