LUCIDA CRASH
“A Carte Scoperte”

Difficile al giorno d’oggi riuscir ad inquadrare bene cosa sia Rock e cosa invece non lo sia. La parola è talmente abusata e sputtanata da televisione e radio al punto che son sempre diffidente quando degli artisti o dei musicisti vengono definiti o si autodefiniscono Rock. Oramai per molti basta che ci sia solo un minimo di distorsione sulla chitarra e automaticamente questo diventa Rock. Ma noi vecchie pellacce sappiamo bene che tutto questo non è affatto vero e, per fortuna, sembra saperlo anche questo giovane gruppo nativo di Imperia chiamato LuciDa Crash. Quando mi hanno proposto di recensire questo loro debutto autoprodotto intitolato “A Carte Scoperte”, concept album di cinque brani incentrato sulle carte dei tarocchi, avevo le mie solite rimostranze dovute al fatto di dovermi cimentare con un genere non proprio affine ai miei gusti, ma poi avendolo ascoltato mi sono dovuto immediatamente ricredere. Continua a leggere

EARTH AND PILLARS
“Pillars I”

Quando poco meno di due anni fa mi arrivò da recensire “Earth I”, album che segnava il debutto assoluto degli italiani Earth And Pillars, la sensazione era di avere tra le mani uno di quei gruppi che avrebbe potuto togliersi, e di conseguenza offrirci, parecchie soddisfazioni. Certo, ripetersi su alti livelli dopo un esordio così convincente non era affatto scontato, ma questo terzetto avvolto nel più fitto, o quasi, anonimato dava davvero l’idea di poter bissare quanto di buono già fatto vedere e di avere tutte le carte in regola anche per andare ancora oltre, magari ritagliandosi un posto sempre più di primo piano nel vastissimo panorama dell’Atmospheric Black Metal. Continua a leggere

NULLA+
“Stornelli Distopici”

Coniugare le sonorità low-fi ed efferate tipiche del Black Metal con la violenza fisica e la concretezza dei testi del Hardcore degli anni ’90, questo è quello che ha portato il cantante e chitarrista Paolo Lombardi a metter in piedi il qui presente progetto chiamato Nulla+. Unite le forze insieme al batterista Riccardo Mencarelli, i due hanno lavorato tutto l’anno passato scrivendo e perfezionando i brani che andranno poi a comporre questo loro debutto intitolato “Stornelli Distopici”. Un titolo che già da solo spiega il senso intero di quest’opera prima, ossia mettere in scena situazioni ordinarie, ma tremendamente attuali, ed affrontarle con un piglio vagamente satirico, come è poi nello spirito tradizionale degli stornelli, con uno stile musicale violento e distruttivo. Continua a leggere

MISTEYES
“Creeping Time”

Voglio essere onesto sin da subito: sono stato piuttosto indeciso se affrontare o meno la recensione di questo esordio firmato dal settetto torinese dei Misteyes. Il loro particolare outfit scenografico unito ad una descrizione piuttosto pomposa che li definisce come una “band che ha fatto incontrare luce ed oscurità”, non era certamente per me il migliore incentivo all’ascolto. Fortunatamente, ringraziando il mio inconscio che spesso e volentieri ne capisce di musica più del mio io cosciente, ho messo da parte questi miei inutili pregiudizi e mi sono inaspettatamente trovato davanti ad una band che conosce davvero il fatto suo. Infatti, pur non essendo un grande consumatore del genere, il loro Extreme Gothic Metal risulta essere davvero di eccellente fattura, grazie anche ad un songwriting vario ed interessante che alterna momenti più sinfonicamente goticheggianti ad altri più violenti di matrice Death Black, supportato da una produzione dai toni non esageratamente moderni. Continua a leggere

SKOLL
“Of Misty Fire We Are”

Davvero instancabile M., che dopo i progetti Darkness e The True Endless, mi manda da recensire anche gli Skoll, una band che potrebbe rappresentare da un certo punto di vista un po’ il suo lato musicale più melodico ed atmosferico grazie a un sound che mescola suggestioni Pagan Black dei primi Drudkh con spunti epici derivati da Bathory e Graveland. Nata col nome di Ragnarok nel 1994, la band ha poi virato rapidamente sull’attuale Skoll, attraversando i successivi due decenni tra lunghi momenti di pausa e l’alternarsi tra progetto solista di M. a vera e propria band, rilasciando comunque una discreta quantità di materiale, tra cui una manciata di demo ed EP, diverse antologie e ben quattro full length compreso questo recensito “Of Misty Fire We Are”. Insomma, una nutrita discografia che conferma ulteriormente l’alto grado di prolificità del suo mastermind M., che anche in questo nuovo lavoro, uscito a tre anni di distanza dal precedente “Grisera”, conferma la presenza al suo fianco di Mayhem, già con lui anche nei Darkness, alla batteria, e di Lunaris (famoso ex-Opera IX) alla tastiere, a cui si va ad aggiungere Marcello Bovio al basso. Continua a leggere

NERODIA
“Vanity Unfair”

Pur cercando sempre di non farmi troppo influenzare da monicker, titolo e copertina di un lavoro da recensire, è quasi sempre inevitabile che tali elementi finiscano per creare un minimo di aspettative in un senso o nell’altro. Nel caso dei Nerodia, quartetto romano che giunge con questo “Vanity Unfair” al secondo full length in dodici anni di attività, se il loro nome e il titolo che hanno scelto non mi suscitavano particolari suggestioni, a bruciapelo l’artwork mi aveva fatto pensare di essere alle prese con uno dei tanti anonimi gruppi Death o Thrash che ci mandano richieste che puntualmente finisco per scartare già al primo ascolto. Se però state leggendo queste righe vuol dire che i nostri qualcosa da dire ce l’hanno e che l’album in questione poi tanto male non è, tanto che devo proprio ammettere che gli undici pezzi qui proposti mi han saputo coinvolgere fin da subito grazie ad un songwriting diretto Continua a leggere

BIOSCRAPE
“Psychologram”

Difficile dare una netta catalogazione a questo quartetto emiliano chiamato Bioscrape, che con questo secondo full-lenght dal titolo di “Psychologram” festeggia anche i dieci anni di attività. Un traguardo sicuramente degno di nota, anche se la loro discografia si limita purtroppo solo ad un paio di demo autoprodotti e due full-lenght, il primo dei quali “Exp.01” è uscito nel 2011. Ma, d’altronde, non sempre quantità equivale a qualità. Fortemente ispirati a scenari Sci-Fi, in “Psychologram” i nostri esplorano la risposta della mente in seguito al contatto con realtà aliene psicotiche e brutali, che vengo espresse attraverso una sorta di Alternative Metal, o quantomeno così viene descritto dalla Overdub Recordings, che mette insieme un forte background che deriva dal Nu-Metal con un Groove Metal dotato di riff e ritmiche semplici e lineari, sul quale aleggia sempre quella atmosfera claustrofobica ed aliena tipica dei Meshuggah. Continua a leggere

HELLISH GOD
“Impure Spiritual Forces”

Gli Hellish God sono un terzetto che si è formato l’anno scorso per volere del batterista Luigi Contenti, già con un passato nei Vesper, insieme al chitarrista dei Burst Bowel Michele Di Ioia, ai quali si è poi aggiunto Tya, il vocalist di Antropofagus e Mindful Of Pripyat. Trovato un accordo con la Lord Of The Flies Records, viene dato quindi alle stampe il loro esordio “Impure Spiritual Force”, un EP di quattro tracce di puro Death Metal di scuola americana sulla falsa riga dei primi Deicide. In un periodo in cui il Death sta puntando quasi esclusivamente su sonorità estremamente tecniche ed arzigogolate, un’uscita di questo tipo è sicuramente ben accetta, pur sapendo in anticipo che non ci saranno molte sorprese al riguardo. Continua a leggere

CHIRAL
“Gazing Light Eternity”

Un anno fa, più o meno proprio in questi stessi giorni, tra le numerose richieste di recensione arrivò anche quella di una one man band italiana che finì subito per attrarre la mia attenzione grazie all’ottima prestazione fornita su “Night Sky”, ripetendosi qualche mese più tardi con il breve ma intenso EP “Snow//Heritage”. Tenendo fede alla sua inesauribile vena compositiva, Chiral, questo il nome del progetto in questione, torna ora a farsi sentire con “Gazing Light Eternity”, in uscita a breve, che è sì la naturale prosecuzione del processo evolutivo portato avanti con i precedenti lavori, ma allo stesso tempo è anche un album che ne prende in parte le distanze rimescolando nuovamente le carte in tavola. Continua a leggere

DEATHWOOD
“…And If It Were True?”

Al termine Horror Punk, le prime due immagini che mi vengono in mente sono quasi ovviamente i Misfits ed i loro ciuffoni unti, oppure i The Cramps con tutto il loro scalcagnato carrozzone di B-Movie e freak di vario tipo. Per questo motivo, al primo ascolto di questo “…And If It Were True?”, primo lavoro sulla lunga distanza del quartetto abruzzese Deathwood, son rimasto alquanto spiazzato dai loro suoni estremamente puliti e melodici, sebbene l’irruenza tipica del Punk rimanga ben visibile sia nei tempi sostenuti ottimamente tenuti dal batterista Buz sia nelle ritmiche di chitarra della coppia The ButcherFreak M, che mostrano una diretta discendenza dai grandi Ramones. Infatti, è proprio a questi ultimi che la band si ispira maggiormente, sebbene il loro Punk Rock’n’Roll scanzonato venga rivisto attraverso un wall-of-sound decisamente più moderno, e che a tratti mi ricorda molto i The Offspring di “The Kids Aren’t All Right”. Continua a leggere

SGUAGUARAHCHRISTIS
“Ground”

Ormai dei fedeli frequentatori delle nostre pagine virtuali, i Sguaguarahchristis tornano a farsi sentire a distanza di due anni dal loro full-lenght “Der Nacht” con questo nuovo EP contenente tre brani ed intitolato “Ground”. Prima di andare a parlarne più nel dettaglio, ritengo sia opportuno specificare come per il sottoscritto questa sia la prima volta che ho a che fare con la band capitanata da Pesten Antilight Sg666, e che quindi quello che dirò non è basato sul confronto con le precedenti uscite della band ma sulle sensazioni direttamente generate dall’ascolto di questo “Ground”. Questo premesso, il sound presentato dagli Sguaguarahchristis è un Black Metal ostinatamente ortodosso, dotato di chitarre gelide, uno screaming tagliente e batteria terremotante. Continua a leggere

KRIGERE WOLF
“Infinite Cosmic Evocation”

Tra i tanti gruppi italiani che in questi quattro anni si sono succeduti sulle nostre pagine, i Krigere Wolf sono uno di quelli che mi ero ripromesso di non perdere troppo di vista, perciò eccomi qua a parlarvi del loro nuovo album, “Infinite Cosmic Evocation”. Se, come alcuni dicono, il terzo lavoro è una sorta di punto di non ritorno che può decretare la piena maturità di un gruppo o, al contrario, il suo definitivo letargico torpore nella mediocrità, nel caso del combo siciliano non poteva esserci miglior risposta per ribadire e rafforzare quanto di buono messo in mostra in passato. In questa loro nuova fatica sulla lunga distanza i nostri in effetti non stravolgono di certo il loro modus operandi ma, mettendo quasi del tutto da parte i rigurgiti Thrash che affioravano qua e là dai solchi del precedente “Sacrifice To Valaskjàlf”, riescono a sfornare un Black/Death ancora più di qualità, confermandosi mai banali o prevedibili. Continua a leggere

ADE
“Carthago Delenda Est”

Arrivato come un fulmine a ciel sereno in questo inizio di settembre, “Carthago Delenda Est” dei romani Ade si è da subito imposto alla mia attenzione, guadagnandosi in breve tempo la mia menzione come disco dell’estate 2016. Eppure, nonostante il combo romano sia arrivato già al terzo full length, devo ammettere candidamente di non averne mai sentito parlare prima, ed è solo grazie al loro deal con la spagnola Xtreem Music, che sovente ci manda le sue uscite, che ne son venuto a conoscenza. Beh, d’altronde, essendo romani, e per di più vestiti da antichi romani, con testi e musica totalmente incentrata sulla storia dell’antica Roma, come poter non andare a sentirli? E infatti, sin dal primo ascolto, il gruppo comandato da Fabivs colpisce duro e a fondo con un sound che si pone a metà strada tra il Death americano dei maestri Morbid Angel e Nile ed un utilizzo di ritmiche spezzate ed intricate che mi han ricordato molto quelle dei Decapitated del loro capolavoro “Nihility”. Continua a leggere

ARTICHOKES
“A Wish Is…”

Chissà quale particolare motivo avrà portato questo trio proveniente da Imperia a scegliere come nome della propria band Artichokes, che per chi non masticasse molto l’inglese significa “carciofo”. Essendo romano di nascita, e pontino per adozione, la terra dei carciofi per eccellenza, non potevo non rimanere incuriosito da un gruppo che adottasse tale nome, perciò ho accettato di andare a recensire questo loro debutto “A Wish Is…”. Registrato presso gli “A Secret Underground Lab” di Imperia grazie all’aiuto di Francesco Genduso, gli Artichokes si affacciano sulla scena underground italiana proponendo una loro particolare versione di Post-Rock strumentale, accoppiato ad una vena Alternative Rock, distillata dai sempreverdi Verdena, chiamati direttamente in causa col loro “Solo Un Grande Sasso” e il meraviglioso “Requiem”. Continua a leggere