INTERVISTA SOJOURNER – Mike L. & Emilio

Quando si tratta di un genere ormai sin troppo abusato come l’Atmospheric Black Metal, presentarsi con un album in grado di fare subito la differenza non è certo una cosa da tutti. Hypnos Webzine non poteva perciò lasciarsi scappare l’occasione di scambiare qualche parola con i Sojourner, che con il loro “Empires Of Ash” hanno subito saputo ritagliarsi un consenso pressoché unanime. Continua a leggere

INTERVISTA SOJOURNER – Mike L. & Emilio (ENG)

When it comes to a genre so overexploited as Atmospheric Black Metal, it’s not that easy to show up with a debut album so good as Sojourner have done with “Empires Of Ash”. Being always looking for new promising bands, Hypnos Webzine has taken the chance to know something more about them. Continua a leggere

THERION
“Deggial”

Messi alle spalle i fasti di “Vovin”, Johnsson decide di rivoluzionare ancora una volta l’intera line-up, inserendo in formazione i due fratelli Niemann, Johan al basso e Kristian alla chitarra solista, dando vita ad un sodalizio che durerà poi quasi dieci anni. Per quanto riguarda la batteria, viene assoldato il finlandese Sami Karppinen, già presente durante il tour di “Vovin”, e quindi pure nei brani live finiti su “Crowning Of Atlantis”. Questo nono full length intitolato “Deggial”, il cui significato dovrebbe derivare dall’arabo dajjal, una sorta di anticristo dell’Islam, traghetta il gruppo nel nuovo millennio, e lo fa’ con un lavoro curatissimo sotto ogni punto di vista, la cui produzione è di nuovo curata da Siggi Bemm, che pone nuovamente l’accento su una base di purissimo Heavy Metal ottantiano. Continua a leggere

THERION
“Crowning Of Atlantis”

Forse spinti dal grosso numero di vendite ottenuto con “Vovin”, a quei furbacchioni della Nuclear Blast non è parso vero di trasformare quello che doveva essere in origine un semplice EP, con alcune cover e brani live, in un vero e proprio full length. Pur essendo più curato e meglio assemblato di “A’arab Zarab Lucid Dreaming”, questo “The Crowning Of Atlantis” è un’uscita che di certo non è fondamentale all’interno della discografia dei Therion. Nessuno dei tre inediti presenti, uno dei quale poi dà anche il titolo all’album, è realmente interessante, risultando anzi molto simili come impostazioni a brani già ascoltati su “Vovin”, e quindi probabilmente provengono dalla stesse sessioni compositive. Continua a leggere

THERION
“Vovin”

Come avevo già detto nell’introduzione della recensione di “Theli”, “Vovin” può essere visto come una sorta di punto di arrivo della progressione artistica dei Therion. Per quanto i nostri non abbiano mai sbagliato veramente un disco, non nascondo che tutto quello che è uscito da “Deggial” in avanti, non fa altro che girare intorno alla triade “Lepaca Kliffoth”“Theli”“Vovin”, tirando fuori cose più o meno riuscite. Ma il nucleo centrale del sound dei Therion è praticamente qui. Stravolta ancora una volta la formazione con l’inserimento dei misconosciuti Tommy Eriksson alla chitarra e del batterista Wolf Simon, facendosi poi aiutare in fase di registrazione e di mixaggio da Siggi Bemm, e da Jan Kazda per la conduzione di cori e orchestra, come su “Theli” Johsson si circonda di ospiti importanti, iniziando dalle due magnifiche voci femminili di Sarah Jezebel Deva, storica presenza nei Cradle Of Filth, e di Martina Hornbacher, all’epoca appena uscita allo scoperto con l’interessante “Komodia”, debutto dei Dreams Of Sanity. A queste si affiancano poi altre tre guest di rilievo come Waldermar Sorychta per alcune parte di chitarra, Ralph Scheepers alla voce su “The Wild Hunt” e Lorentz Aspen dei norvegesi Theater Of Tragedy, presente all’organo Hammond sulla suite “The Draconian Trilogy”. Ovviamente, è presente anche una orchestra vera e propria, la The Indigo Orchestra, nonché un nutrito stuolo di cantanti lirici. Continua a leggere

THERION
“A’arab Zaraq – Lucid Dreaming”

Dopo l’exploit arrivato con “Theli”, ricordo bene come tutti fossimo in trepidazione per una nuova uscita della band svedese. E ricordo perciò come fosse stato ieri la esaltazione adolescenziale che mi prese quando scovai “A’arab Zaraq – Lucid Dreaming”. Fomento che però, a dirla tutta, si sgonfiò quasi subito quando mi resi conto che questo lavoro non era propriamente il tanto atteso successore di “Theli”, bensì una celebrazione dei dieci anni di attività della band in cui accanto a solo due brani provenienti dalle session di “Theli”, “Into Remembrance” e “Black Fairy”, e pubblicati fino ad allora nella versione giapponese del disco, trovavano spazio tutta una serie di cover, oltre che una serie di brani strumentali originariamente scritti da Johnsson per un film mai pubblicato e chiamato “The Golden Embrace”. A parecchi anni di distanza dalla prima delusione giovanile (lo ascoltai davvero poche volte in quel periodo), l’ho un po’ rivalutato, anche se rimane un disco decisamente poco interessante all’interno della discografia degli svedesi. Continua a leggere

THERION
“Theli”

Difficile dire se sia il qui presente “Theli”, o il seguente “Vovin”, a meritarsi la palma del miglior full length della carriera dei Therion. Personalmente, vi posso dire che il cuore mi dice “Theli”, essendo questo il primo lavoro ascoltato della band svedese, mentre la testa propende maggiormente per “Vovin”, a causa di quell’atmosfera più malinconica e riflessiva che ben si adattava all’idea musicale dei Therion. Comunque sia, riprendendo il filo della storia, i Therion riscossero un gran successo con “Beauty In Black”, cosa che permisi loro di poter avere anche un maggiore budget per la registrazione del nuovo disco, potendo così arruolare tutta una serie di cantanti lirici, per non parlare della presenza alle vocal di Dan Swano, permettendosi anche di avvalersi per la prima volta di una vera e propria orchestra, la The Bambek Symphony Orchestra. Continua a leggere

THERION
“Lepaca Kliffoth”

Nonostante i buonissimi riscontri che accompagnarono l’uscita di “Symphony Masses: Ho Drakon Ho Mega”, i problemi economici sorti con il relativo tour di supporto comportano una nuova instabilità all’interno della line-up dei Therion, con Johansson che decise di concentrare ulteriormente su di sé il peso della band, mantenendo il fido Wawrzeniuk dietro le pelli e chiamando in squadra Fredrik Isaksson direttamente dagli Excruciate. A ciò si affiancò un altro evento degno di menzione, ossia il passaggio alla Nuclear Blast vista la difficoltà gestionale in cui versava la Megaforce Records, cosa che porterà la band a compiere quel famoso salto di popolarità che ancora gli era stato negato. Continua a leggere

THERION
“Symphony Masses: Ho Drakon Ho Megas”

Poco dopo l’uscita di “Beyond Sanctorum”, i Therion subiscono una importante rivoluzione a livello di line-up. Infatti, per motivi di salute Peter Hansson è costretto a lasciare il gruppo, seguito poco tempo dopo da Oskar Forss. Per far fronte ad un tour lungo l’Europa centrale, Christofer Johnsson recluta alla batteria il mitico Piotr Wawrzeniuk, già nel suo side project Carbonized, ed due amici di vecchia data, quali Andreas Wahl al basso e Magnus Barthelsson alla seconda chitarra. Con tale formazione, i Therion registrano quello che è unanimemente ritenuto il punto cardine della loro discografia, ossia “Symphony Masses: Ho Drakon Ho Megas”. Infatti, da questo lavoro in poi il sound della band svedese si avvia lungo il sentiero del Symphonic Metal, culminando nei due capolavori assoluti “Theli” e “Vovin”. Inoltre, anche i testi iniziano ad incentrarsi su tematiche esoteriche, dedicando persino il titolo del disco all’ordine magico del Dragon Rouge, di cui Johnsson era membro attivo. Continua a leggere

THERION
“Beyond Sanctorum”

Nonostante i buoni riscontri avuti da “Of Darkness….”, i rapporti tra la Deaf Records e i Therion non furono poi molto positivi. Perciò, dato che il contratto era per un solo album, la band decise di cambiar aria e dopo pochi mesi si accasò presso la Active Records, label che in quel momento aveva sotto contratto tutti i più importanti gruppi Metal svedesi, quali Candlemass, Hexenhaus o Mezzrow. Assimilata anche la defezione del bassista Gustafsson, deciso a spostarsi negli Stati Uniti, la band rimase un trio, con Johnsson e Hansson a dividersi le parti di basso. Inoltre, cosa strana per il tempo, decisero di non recarsi come tutti ai Sunlight Studio, bensì agli sconosciuti Montezuma Studios, dove Johnsson e Hansson poterono seguire in prima persona la produzione del disco. Continua a leggere

THERION
“Of Darkness….”

Considerati unanimemente un sinonimo di trasformismo musicale ed evoluzione stilistica, i Therion han saputo nel corso della loro carriera incubare il demone Death Metal che stava scuotendo alle fondamenta la gioventù svedese per accostarlo a mondi ben più diversi, quali la classica e l’opera. In questo speciale estivo di Hypnos Webzine cercheremo di esplorare la prima parte della carriera del gruppo, partendo dal primo full length “Of Darkness….”, album ritenuto forse non a torto un’opera minore sia all’interno della discografia della band del chitarrista Christoffer Johnsson che tra i dischi usciti in Svezia nel periodo d’oro del Death Metal. Continua a leggere

SOJOURNER
“Empires Of Ash”

A quasi un mese dal primo ascolto, finalmente mi sono deciso a parlarvi di questo “Empires Of Ash”, il debutto sulla lunga distanza dei Sojourner, un act sui generis che vede tra le proprie fila quattro musicisti provenienti da Spagna, Inghilterra e Nuova Zelanda. Al contrario di quanto potreste pensare, la mia remora a scriverne non è da attribuirsi all’inconsistenza del lavoro ma nasce dal fatto che fin da subito mi sono reso conto di trovarmi di fronte ad un mezzo capolavoro, e proprio da qui nasce il mio cruccio: “Empires Of Ash” è “solo” un ottimo album o qualcosa di più? Per cercare di capirlo forse è però utile fare un passo indietro e prenderla un po’ larga, iniziando col dire che i Sojourner propongono un Black a tinte Epic corredato da qualche spunto Folk e da aperture al limite del sinfonico. Continua a leggere

NACHTLIEDER
“The Female Of The Species”

Anche se quando ascolto un potenziale nuovo lavoro da recensire tento sempre di non farmi influenzare da titolo, artwork o monicker, nel caso del progetto Nachtlieder e di questo suo “The Female Of The Species”, di primo acchito ho temuto di trovarmi di fronte alla richiesta di un qualche band Symphonic Black o peggio ancora Gothic. Per mia fortuna, invece, una volta fatto partire l’album ho potuto constatare che così non era ed anzi, andando a cercare qualche info in più, è venuto fuori che la tipa in copertina non è la classica belloccia di turno messa li per attirare qualche attenzione in più ma Dagny Susanne, ovvero la sola mente dietro a questa one man band. Non che la cosa mi abbia impressionato particolarmente, d’altronde i gruppi Metal con elementi femminili non sono poi così rari neanche in ambito Black, penso ad esempio agli ottimi Darkened Nocturn Slaughtercult e Darkestrah, ma bisogna riconoscere che questa svedese sa il fatto suo e fa mangiare la polvere a parecchi colleghi, non soltanto in termini di songwriting ma anche di versatilità con gli strumenti, con la sola batteria affidata al session Martrum, già suo compagno d’armi ai tempi della loro militanza nei Wicked. Continua a leggere

PIMEYDENTUOJA
“The Devil’s Epoch”

Devo ammettere candidamente che quando ho visto per la prima volta il logo e la foto di codesti Pimeydentuoja, che tradotto dal finlandese dovrebbe voler dire portatore di oscurità, ho subito pensato al classico gruppo devoto a Beherit, Archgoat e compagnia blasfema. Invece, il terzetto originario di Vaasa ha demolito sin da subito tale ipotesi con l’opener “By Death We Shall Conquer”, dove il wall-of-sound tipico del Death svedese dominato dalle chitarre iper-compresse di The Agony viene lievemente imbevuto con alcuni spunti più vicini al Black (“Paganlågor” o “Awakening Of The Ancient King”), al fine di creare atmosfere oscure ed arcane. La band inoltre non si fa mancare anche dei rallentamenti più tipicamente Doom (come la title-track) o assolacci alla Slayer (“By Death We Shall Conquer”). Continua a leggere

ENSHINE
“Singularity”

Arrivato dopo una interminabile attesa, questo secondo lavoro degli Enshine intitolato “Singularity” era senza alcun dubbio una delle uscite maggiormente attese dal sottoscritto per l’anno appena trascorso. Il duo formato dal chitarrista e compositore Jari Lindholm assieme al vocalist francese Sébastien Pierre, era salito in modo perentorio alla ribalta due anni fa con l’incredibile debutto “Origin”, una release che presentava un Death Metal melodico fortemente orientato verso atmosfere sognanti e dilatate. Ora ecco finalmente il momento per questa nuova fatica, che vede nuovamente il supporto della Rain Without End Productions, oltre che la presenza del batterista dei Marduk, Fredrik Widigs. Continua a leggere

FINAL DAYS SOCIETY
“Icebreaker”

E’ un suono che arriva direttamente dalle fredde e gelate lande del Nord Europa quello concepito dai Final Days Society, quintetto svedese proveniente dalla cittadina di Växjö, il cui suono chiaro e cristallino come una bianca coltre nevosa sotto un luminoso sole invernale non può fare altro che riportare alla mente i padri indiscussi del Post-Rock, ossia gli immensi Sigur Ròs. Capitanati dal bassista e cantante d’origine thailandese Suwat Khanh, i nostri giungono con “Icebreaker” alla loro terza fatica discografica in circa dieci anni di attività, proponendo un lavoro che sembra voler mettere in musica i forti contrasti naturali delle fredde lande del Nord. Continua a leggere

MEPHORASH
“1557 – Rites Of Nullification”

Ascoltare questo “1557 – Rites Of Nullification”, terzo full-lenght del misterioso terzetto svedese Mephorash, è come aprire un antico grimorio ricco di strane formule e simboli, rimanerne dapprima molto affascinato ma poi perderne ben presto interesse per la propria incapacità di riuscire ad andare oltre. Infatti, i nostri mettono in piedi quattro brani molto lunghi totalmente ispirati alla Cabala ebraica (lo stesso libretto è tutto scritto in aramaico), nei quali convivono un glaciale Black di stampo tipicamente svedese, a primo acchito accostabile agli Ondskapt, disarmonie ed arzigogoli strumentali alla Deathspell Omega ed imponenti arrangiamenti di synth non molto distanti dagli ultimi Dimmu Borgir. Continua a leggere

MARDUK
“Frontschwein”

Dopo il non troppo riuscito “Serpent Sermon”, album si con alcuni acuti ma anche con più di qualche fase di stanca, l’attesa e la curiosità per il tredicesimo capitolo della discografia di uno tra i gruppi più influenti e longevi della scena Black Metal non era certamente di quelle da far cerchiare in rosso la data sul calendario o da conto alla rovescia. Anche l’anticipazione arrivata un paio di mesi fa con “Rope Of Regret” non lasciava intravedere chissà quali variazioni del modus operandi delle ultime uscite, alternando infatti assalti all’arma bianca a momenti più ragionati, risultando di fatto un brano decente ma nulla più. Continua a leggere