LIVE REPORT – KING CRIMSON
Auditorium Conciliazione (Roma) – 12/11/16

Senza parole. Veramente non ho alcun aggettivo per rendere perfettamente l’esperienza sonora, visiva e sensoriale che ho vissuto con questo concerto. Che Robert Fripp e le sue innumerevoli versioni dei King Crimson fossero di livello superiore si sapeva, ma mai mi sarei potuto immaginare un concerto di tale portata. Eppure, i presupposti c’erano già, i vari commenti letti in giro sul web sulle precedenti date erano tutti strapositivi, parlando di una delle incarnazioni live più riuscite della band. Pur non avendo comparazioni precedenti per giudicare, se non alcuni live visti su Youtube, probabilmente è così. La scelta stramba di piazzare ben tre batteristi davanti sul palco non solo amplifica il senso di spettacolo, vedere quei tre passarsi rullate o incastrarsi tra vari fillers è un piacere per gli occhi, ma permette a noi poveri mortali di poter entrare dentro tutti i meccanismi che regolano il Re Cremisi. Continua a leggere

BEWITCHER
“Bewitcher”

Fantastici. Non mi viene altro in mente per descrivere il furioso e selvaggio Thrash Metal di questo trio originario di Portland chiamato Bewitcher. Ma cosa hanno di così particolare questi Bewitcher per avermi fatto così tanto fomentare? Beh, prendete i Metallica di “Kill’em All”, aggiungeteci la tamarraggine Rock’n’Roll dei compianti Motörhead e completate il tutto con qualche spruzzo di puro distillato di NWOBHM. Ebbene, questo è quello che troverete in questo disco, ossia una miscela esplosiva che vi porterà in un attimo a tirar fuori il vostro vecchio e impolverato chiodo e ad iniziare a fare un furibondo headbanging ovunque vi troviate. Continua a leggere

LIVE REPORT – UNCLE ACID & THE DEADBEATS + SCORPION CHILD
Quirinetta (Roma) – 24/10/2016

Ultimamente mi capita spesso di iniziare una recensione ammettendo la mia ignoranza relativa alla conoscenza di un determinato gruppo o disco, ma d’altronde non sono più lo studente adolescente o post-adolescente con molto tempo libero da dedicare all’ascolto o alla ricerca di nuovi gruppi. Tra l’altro, le numerose richieste che riceviamo qui in redazione occupano quasi la totalità dei miei ascolti, e quindi il tempo per cercare altra nuova musica è estremamente limitato. Tutto sto cappello introduttivo serve per dire semplicemente che, fino a qualche mese fa, questi Uncle Acid & The Deadbeats non sapevo nemmeno dove fossero di casa, avendoli scoperti per caso dando una scorsa al programma dei concerti autunnali del Quirinetta, che da qualche anno sta proponendo gruppi indie davvero di buon livello (vedi il memorabile live dei Public Service Broadcasting della scorsa primavera), rimanendone colpito dal nome. Potete capire come mi sia poi caduta la mascella quando ho scoperto che facevano parte del rooster della Rise Above di sua maestà Lee Dorian. Non ci ho pensato su due volte ed ho iniziato ad ascoltarmi la loro discografia su Spotify ma, pur essendomi piaciuti abbastanza, è stato soltanto dopo questo concerto che il loro ultimo “The Night Creeper” rischia seriamente di finire diritta nella top 5 di fine anno. Ma andiamo con ordine. Continua a leggere

DISEMBALLERINA
“Poison Gown”

Come poter mettere in forma musicale le forti emozioni generate da una dolorosa veglia funebre sfruttando degli schemi musicali affini al Doom, ma utilizzando soltanto una chitarra classica, un violoncello ed una viola? Alla base di questo enorme paradosso si trova la chiave di lettura di quanto proposto da questo terzetto americano chiamato Disemballerina, che nella scarsa mezz’ora a disposizione di questa quarta release intitolata “Poison Gown” ci introduce in un universo sonoro nel quale un immenso dolore viene rilasciato in una maniera quasi sussurrata, avvolgendosi intorno agli intrecci di viola e violoncello della coppia Myles DonovanJennifer Christensen, con la chitarra di Ayla Holland a destreggiarsi tra arpeggi decadenti e dei pizzicati falsamente dinamici. Continua a leggere

INQUISITION
“Bloodshed Across The Empyrean Altar Beyond The Celestial Zenith”

Che Dagon e Incubus si siano ispirati a Faust e abbiano firmato un patto con il diavolo? Il sospetto è quanto mai legittimo, perché nella sua non certo breve storia il duo conosciuto con il nome di Inquisition non ha mai dato l’idea di soffrir il passare del tempo o di aver attraversato un comprensibile periodo di calo d’ispirazione, mietendo ad ogni nuova uscita consensi sempre più trasversali e ritagliandosi un posto sempre più di spicco nell’affollato panorama Metal. L’uscita di questo settimo full length, ovviamente anche questa volta con un sobrio titolo chilometrico che recita “Bloodshed Across The Empyrean Altar Beyond The Celestial Zenith”, alla fin fine non fa altro che confermare l’ottimo stato di salute della band colombiana, che riprende in mano il discorso dal punto in cui era stato interrotto il precedente “Obscure Verses For The Multiverse” andando a colpo sicuro su territori ormai già ben esplorati. Continua a leggere

LIVE REPORT – SONISPHERE 2016
Ippodromo delle Capannelle (Roma) (24/07/2016)

PREMESSA

C’era molta attesa e tanta curiosità per questa nuova calata dei Maiden in quel di Roma, a cui poi è stato costruito attorno il Sonisphere di quest’anno con l’aggiunta di nomi importanti quali Sabaton, Saxon ed Anthrax. L’uscita di “The Book Of Souls” è stato oggetto di numerose discussioni la scorsa estate, nonchè c’era anche la speranza che il nostro Bruce fosse perfettamente ristabilito dopo l’annus horribilis che aveva vissuto per la sua inaspettata malattia. Per questi motivi, all’annuncio della presenza degli Iron Maiden al Rock In Roma non ho saputo dire di no, ed insieme a quattro amici ho prontamente acquistato il biglietto. Difficilmente qui su Hypnos Webzine diamo risalto alle uscite discografiche di gruppi importanti quali i Maiden, però due parole su “The Book Of Souls” vorrei spenderle. Premetto, che dalla reunion con Bruce, ho seguito con molta attenzione le varie mosse della band, ritenendo che, sempre a mio personalissimo avviso, eccetto un “Dance Of Death” non pienamente riuscito, sono sempre riusciti a mantenersi su dei livelli quantomeno accettabili, tirando fuori anche un quasi capolavoro come “A Matter Of Life & Death”. Quindi, potete ben capire, che alle prime reazione strapositive apparse sul web all’ascolto di questo doppio album, non ho potuto fare a meno di buttarmi a scatola chiusa sull’acquisto della versione digibook. Tuttavia, nonostante abbia ascoltato il disco con buona costanza per parecchi mesi, continuo a non esserne pienamente convinto, trovando diversi brani dei filler francamente evitabili, e che forse il buon Bruce avrebbe avuto bisogno di un po’ di tempo in più per rimettersi in forma con la voce. Diventa quindi evidente come questo concerto risultasse anche un modo per chiarirmi maggiormente le idee anche sull’effettiva qualità del disco. Comunque sia, basta chiacchiere e veniamo al concerto. Continua a leggere

NECHOCHWEN
“Heart Of Akamon”

Anche se ne avevo già sentito parlare in termini più che positivi, per un motivo o per l’altro non ero mai andato a sentirmi i Nechochwen ed il rischio, anzi l’errore, stava per ripetersi di nuovo dato che sono venuto a sapere di questa uscita non più di un paio di settimane fa a quasi un anno dalla sua pubblicazione. A differenza delle altre occasioni, questa volta, chissà poi perché, non ho tirato dritto e sono andato ad ascoltare qualcosa, finendo così inevitabilmente irretito nelle pieghe di questo “Heart Of Akamon”, un lavoro che, anticipandovi subito le considerazioni finali, merita un posto tra le migliori uscite, Black e non solo, del 2015 in virtù delle molteplici emozioni che riesce ad evocare grazie ad un songwriting non certo innovativo ma maledettamente ammaliante. Continua a leggere

ASHBRINGER
“Yūgen”

L’anno scorso, proprio in questo periodo, avevo lasciato il progetto Ashbringer alle prese con il non certo facile compito di bissare l’ottima prestazione fornita con il full length di debutto “Vacant”, un lavoro già di per se molto valido che mi faceva ben sperare per il futuro. Anche se sono passati soltanto pochi mesi da quel momento, in questo breve lasso di tempo è avvenuta una rivoluzione, tanto inattesa quanto radicale, che da puro e semplice solo project ha fatto diventare Ashbringer un gruppo a tutti gli effetti, questo grazie all’ingresso in formazione di altri quattro elementi, che sono andati ad affiancare il mastermind Nick Stanger, che ora si occupa solo di chitarra e voce. La curiosità che già di per se avrei nutrito nei confronti di questa seconda fatica della band americana è diventata quindi ancor più forte e ad essa si è inevitabilmente contrapposto il timore che questa drastica scelta avesse, non dico stravolto, ma quantomeno cambiato il perfetto equilibrio che regnava nel debutto. Continua a leggere

EVERGREEN REFUGE
“Fungal”

Un anno fa, più o meno proprio di questi tempi, mi sono imbattuto nel solo project Evergreen Refuge, una one man band americana che nel giro di poco tempo aveva rilasciato ben sei lavori che delineavano un progressivo ed inesorabile passaggio da sonorità Atmospheric Black Metal a composizioni prettamente acustiche. Dopo una simile metamorfosi culminata con l’uscita dell’eccellente “Earthborn”, ero perciò davvero molto curioso di veder dove il mastermind Dylan Rupe sarebbe potuto andare a parare con la sua nuova fatica, questa volta “dedicata” ai funghi, organismi che il nostro “spera saranno in grado di distruggere i resti della nostra civiltà una volta che l’umanità si sarà inevitabilmente estinta”. Continua a leggere

ANCIENT SPELL
“Forever In Hell”

Dopo qualche settimana dalla recensione della ristampa di “Ash” del grande Paul Chain, ritorno a parlare della Minotauro Records grazie a questi Ancient Spell, un fangoso quartetto losangelino che giunge con “Forever In Hell” al secondo lavoro sulla lunga distanza nell’arco di pochi anni. Capeggiati dall’imponente vocalist Donnie Marhefka, gli Ancient Spell escono fuori, come detto, dal ribollente underground californiano, proponendoci un Heavy Doom dalle sonorità fortemente retrò emananti uno stordente odore di zolfo. La stessa band non nasconde un amore incondizionato per i Black Sabbath dell’era Ozzy, che in effetti costituiscono la spina dorsale del loro wall-of-sound, basti sentire la pachidermica “Fall Of Humanity” e le sue armonizzazioni di chitarra che richiamano neanche troppo velatamente quelle della mitica “A National Acrobat”. Continua a leggere

MASTER
“An Epiphany Of Hate”

Anche se sono stati una tra le prime band a cui mi sono avvicinato dopo l’ascolto dei mostri sacri del Death e del Thrash, per chissà quale motivo i Master non sono mai diventati una di quelle realtà che ho continuato a seguire con molta costanza. Certo, con il passare del tempo e a causa del declino che spesso li ha accomunati, ho finito per prestare sempre meno attenzione anche a molti dei gruppi di cui sopra, ma il combo di Chicago, se escludo il rapido innamoramento per l’omonimo debutto ed “On The Seventh Day God Created… Master”, sono riuscito ad apprezzarlo solo a sprazzi, senza peraltro trovare mai un lavoro in grado di farmi cambiare l’opinione che su di esso mi ero fatto negli ultimi anni: una band che invecchiava senza infamia ne lode. Insomma, tutto questo per dire che essere capitato su un pezzo di questo loro nuovo “An Epiphany Of Hate” è stato poco più che un ascolto casuale che avrebbe potuto concludersi come era iniziato, ma che invece si è trasformato presto in qualcosa di molto coinvolgente. Continua a leggere

INTERVISTA TERRA DEEP – Matthew Edwards

Trattandosi di una delle migliori uscite dello scorso anno, per noi di Hypnos Webzine era veramente impossibile non approfondire di più la conoscenza del progetto Terra Deep e di “Part Of This World, Part Of Another”. Ecco quello che ci ha raccontato Matthew Edwards, il mastermind di questa interessantissima realtà. Continua a leggere

CRIMINAL ELEMENT
“Criminal Crime Time”

Attingendo dal voluminoso promo pack inviatomi dalla slovacca Metal Age Productions, non potevo che iniziare i miei ascolti con questi Criminal Element. D’altronde avere una copertina così tamarra, ma allo stesso tempo fieramente Metal per via di tutti quei piccoli dettagli che si possono trovare al suo interno, non poteva certo non attirare sin da subito la mia attenzione. Solo in seguito, andando un attimo a spulciare la bio allegata al lavoro, ho scoperto che dietro questi quattro aspiranti gangster da bassifondi newyorkesi, si celava un progetto messo insieme nel 2001 da due ex Dying Fetus, ovverosia John Voyles, chitarrista sul capolavoro “Destroy The Opposition” e poi passato negli altrettanto grandiosi Misery Index insieme a Jason Netherton, e Vince Matthews, vocalist sul successivo “Stop At Nothing”, che per varie ragioni non furono in grado di concretizzare veramente il tutto se non dal 2005. Continua a leggere

YOHUALLI
“Yohualli”

Prima di mettere definitivamente da parte l’anno appena trascorso, è doveroso guardare un’ultima volta indietro a quei lavori arrivatici in mano a fil di sirena e, proprio per questo, appena fuori tempo massimo per poter ambire ad un posto tra le migliori uscite del 2015. Tra le cose più meritevoli ascoltate nell’ultimo periodo c’è di sicuro il progetto Yohualli, one band di cui sulla rete si trova ben poco se non per l’appunto che è composta dal solo Y.E, polistrumentista californiano già attivo con un altro solo project denominato Maleficent con il nick Vargulf. Il qui presente “Yohualli” non credo si possa considerare un album di inediti nel senso più classico del termine perché, sempre stando alle scarse informazioni reperibili, ripropone in una veste da studio alcuni pezzi (intitolati “Nocturnity”) apparsi in due brevi live-album pubblicati un paio d’anni fa, a cui si affiancano le strumentali “Noise” ed altre tre tracce. Continua a leggere

TERRA DEEP
“Part Of This World, Part Of Another”

Scoperta neanche un mese fa, la one man band Terra Deep portata avanti dall’americano Matt Edwards (alias Hursag) mi aveva intrigato sin da subito grazie all’ottimo “Inamorata”, disco uscito l’anno scorso a coronamento di un’evoluzione che aveva visto partire questo progetto da un tutto sommato ordinario Black con ascendenze di stampo Atmospheric e Post-Black verso lidi sempre più elaborati e personali. L’uscita di questo nuovo “Part Of This World, Part Of Another” è arrivata quindi proprio al momento giusto e mi ha trovato molto attento e fiducioso viste le grandi potenzialità sin qui mostrate, ma già dal primo ascolto anche le mie più rosee aspettative non han potuto far altro che rimanere spiazzate, nel senso più positivo del termine, dalla nuova direzione musicale presa da questo solo project. Continua a leggere

PANOPTICON
“Autumn Eternal”

Dopo averci deliziato con due perle come “Kentucky” e “Roads To the North”, l’annuncio di un nuovo album a firma Panopticon non poteva che suscitarmi tutta una serie di alte aspettative. Certo, il teaser di anticipazione sembrava un po’ distante dai fasti dei precedenti lavori ma alla fine dei conti, mi dicevo, si trattava solamente di una piccola porzione di quello che sarebbe stato questo “Autumn Eternal”. Invece non voglio nascondere che, dopo i primi ascolti, ho cominciato a pensare che forse mi trovavo di fronte ad un album che lasciava un po’ di amaro in bocca. Mi spiego: il disco pareva decisamente valido, a tratti pure eccellente, ma più che quello che c’era, era quello che mancava che sembrava farsi sentire, visto che nella sua ora a disposizione la musica scorreva sì molto piacevolmente, ma pur sempre senza quell’imprevedibilità di fondo così importante nell’economia del progetto. Continua a leggere

MUR
“Athabasca”

Creato dalla mente del musicista statunitense Cameron Sather, il progetto Mur nasce per convogliare al proprio interno degli spunti sonori differenti che vanno dall’ipnosi distorsiva del Cascadian Black Metal fino ad una decisa influenza Folk, passando per la stasi emotiva tipica dell’ Ambient, al fine di generare un mood sonoro in grado di portare l’ascoltatore a un confronto diretto con la natura. Infatti, anche se la definizione coniata ad hoc per questo progetto, ovvero Ecological Black Metal / Drone Doom, è un po’ eccessiva, è fuor di dubbio che tali temi siano particolarmente sentiti dall’autore che, dal canto suo, in questo “Athabasca” analizza attraverso la musica la complessa relazione ecologica esistente tra il lupo grigio (Canis Lupis) ed il bisonte americano (Bison bison), il tutto attraverso tre lunghe composizioni, in apparenza prive di un qualsivoglia filo conduttore. Continua a leggere